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Nuoro

I progetti per il Monte, simbolo dal potenziale ancora inespresso

I progetti per il Monte, simbolo dal potenziale ancora inespresso

Chi vorrebbe l’intervento di una archistar per rilanciarlo E chi pensa a realizzare un Parco sul modello di Tepilora

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NUORO. «L’Ortobene è una risorsa: ambientale, culturale, identitaria. Mari sfruttata. Un totem da adorare ma sul quale non sembra possibile intervenire», dice Pietro Sanna. «Eppure può essere un volano economico. Io penso a Farcana come a un ideale luogo per la ricettività turistica sul modello di Coverciano, dove si possano ospitare i grandi club». Si po0ne il problema della ricettività. «Bisogna intervenire, ovviamente, l’ex Esit potrebbe anche ospitare strutture all’avanguardia. Serve pensare in grande, ad esempio coinvolgere archistar che lo rendano importante anche sotto il profilo architettonico, un po’ come accaduto a Bilbao con il Guggenheim».

Il Monte come luogo della memoria nel Dna dei nuoresi che si è evidentemente «trasmesso anche alle nuove generazioni, che per l’Ortobene hanno una particolare attenzione», è la considerazione diLisetta Bidoni. «Nel passato l’Ortobene è stato un’isola felice per pochi ricchi, che avevano le case. Per i nuoresi era l’opportunità dell’estate, soprattutto in occasione del Redentore. E non bisogna dimenticare anche il ruolo sociale delle colonie di Solotti, nate nel dopoguerra per i bambini che avevano bisogno di usufruire di un’oasi salutare».

Parla invece anche con il piglio di chi vive il Monte Ortobene Ciriaco Offeddu, visto che è uno dei venti residenti, quasi resistenziali. «Sul Monte c’è una ignoranza totale, si sono dovuti attendere due anni di proteste per ottenere il cambiamento degli orari degli autobus che lo servono. Ritengo che sia necessario un master plan». Anche Offeddu ritiene sia necessario ripensare i vincoli, mentre la valorizzazione naturale risieda in due chiavi di lettura: sport e salute. «Si devono rendere operative le strutture, penso a Farcana e alla sua piscina: bisogna coprirla. E rivalorizzare il bosco, su modelli che altrove funziono bene».

Per il Monte pensa a una valorizzazione naturalistica sulla falsariga dei modelli dei parchi, Alessandro Murgia. «Ovviamente si dovranno rivedere i vincoli della Zps, ma il Monte può cambiare il proprio volto innanzitutto iniziando con una pulizia del sottobosco per renderlo fruibile. Perché poi non ripopolarlo con cervi, capre, renderlo così interessante anche per turisti che arrivano da fuori». L’Ortobene può anche diventare, dice Murgia, una importante occasione per creare posti di lavoro, partendo anche dal collegamento con le facoltà di Scienze forestali e ambiìentali dell’Università di Nuoro: «o».

Per Andrea Soddu, il Monte Ortobene «è il simbolo dei nuoresi, e la maggiore eredità lasciata dalle amministrazioni passate è stata l’acquisizione al patrimonio comunale del 65 per cento del suo territorio». Questo perché era stato pensato come porta del Parco del Gennargentu, mai nato. Ma il modello Parco è ancora quello, secondo Soddu, vincente: «Noi intendiamo puntare su questo e sul brand che ne può derivare. Pensiamo a un modello simile al Parco di TepilorA. Poi c’è una infinità di progetti da realizzare, a partire dalle piste di mountain bike già pensate dallo stesso progettista che ha disegnato quelle di Finale Ligure, paese che ha 35mila abitanti e conta 350mila turisti di quel settore».

«Per diventare un volano di sviluppo il Monte deve essere vissuto», sostiene Francesco Guccini. «Occorrono però servizi, e ripristinare le strutture che già ci sono e possono diventare punto di riferimento per le famiglie e per gli sportivi. Per le famiglie, nel blocco di Sedda Ortai, con la pista di pattinaggio dove ogni nuorese ha lasciato pezzi di ginocchia ma anche di cuore; e per gli sportivi, con tutti gli impianti di Farcana da rimettere in sesto. E possiamo anche pensare a un patto civico, dove si può anche dare ai cittadini dei sentieri in adozione: potrebbero prendersene cura. Anche a costo zero, perché non è il guadagno che onta, ma il miglioramento che può portare alla comunità».

Per Carlo Prevosto, attorno al Monte ruota una pluralità di soggetti: «Comune, proprietari, Forestale, appassionati di trekking o di birdwatching. Ma tutte queste pluralità devono essere messe a sistema, sotto la regia dell’ente pubblico. Serve una governance che se ne occupi, e che ne regoli lo sviluppo. Solo un ente pubblico può avere questo ruolo, e restituirlo ai nuoresi che lo hanno perso con l’apertura della 4 corsie verso il mare. Riacquisirlo significa ricreare flussi turistici e quindi anche economici.(simonetta selloni)

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