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Pratosardo, il motore produttivo da far ripartire

Pratosardo, il motore produttivo da far ripartire

Tante le idee dei candidati per riaccendere l’interesse sulla zona industriale Dalle vertical farm al controllo diretto del Consorzio da parte del Comune

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NUORO. L’area industriale di Pratosardo: la crisi che la investe, cominciata con il commissariamento del 2008, e le strategie per il suo rilancio, sono uno degli argomenti più caldi sui quali si misurano i candidati.

Soddu: «Pensiamo che per rilanciare Pratosardo, il Comune debba avere la giurisdizione assoluta sul Consorzio, con gli operatori da coinvolgere a titolo consultivo e nel pieno rispetto delle loro istanze. Per noi Prato deve diventare un modello di Comunità energetica, legittimato di recente, e convertirsi in area di produzione e distribuzione di energie alternative in modo da abbattere del 25 per cento la bolletta energetica. Abbiamo già finanziato l’ingresso sulla 131, e approvato un investimento con l’Università di Nuoro per l’informatizzazione. Arriverà la fibra ottica, nonostante l’area sia a fallimento di mercato».

Sanna: «Va acquisito interamente al Comune e gestito di concerto con gli operatori. Ritengo che il primo passo per il rilancio sia puntare sulle energie alternative, la smart city, può usufruire di molti fondi europei. È necessario connettere Pratosardo alla città, non solo in termini informatici, ma anche fisici: per questo pensiamo a interventi sulla viabilità. Si debba lavorare sulla riduzione del valore a metro quadro previsto dall’Agenzia dell’entrate sulla base di coefficienti datati, che di scostano dal valore di mercato: una forbice troppo ampia che espone a verifiche fiscali. Anche il prezzo dei terreni è eccessivo, andrebbe ridotto».

Offeddu: «Nel nostro programma c’è la proposta delle vertical farm, una novità per Nuoro. Si tratta di strutture triangolari molto adoperate nel mondo, che permettono un’agricoltura intensiva in poco spazio. Basterebbe utilizzare una trentina di capannoni, ce ne sono 110 inutilizzati: si coprirebbe il fabbisogno di tutta la provincia di Nuoro. Poi, sulle solette si potrebbe insatallare il fotovoltaico, per il raggiungimento dell’autosufficienza energetica. Ovviamente la gestione del Consorzio deve andare al Comune, con la collaborazione degli operatori i quali, in caso facciano i lavori, andrebbero consentite detrazioni dalle tasse».

Lisetta Bidoni: «La sofferenza dell’area è nota ed è cominciata con il commissariamento. Noi abbiamo nella nostra lista due operatori che lo rappresentano. Abbiamo due progetti: avvicinare il sito anche fisicamente alla città anche con la mobilità sostenibile e piste ciclabili, e creare aree di socialità e strutture sportive. Quindi utilizzare strumenti tecnologici per migliorare la produzione anche di prodotti del territorio, applicando anche una fiscalità di vantaggioi».

Alessandro Murgia: Pratosardo è una fonte di debito. Io ipotizzo che si possa investire su un caseificio, un centro di produzione che concordi con i produttori l’utilizzo del latte nuorese e non solo. Si può anche pensare di utilizzare i prodotti della raccolta differenziata, per esempio la plastica, per produrre rifiniture per eliminare le barriere architettoniche dai marciapiedi. Come si possono utilizzare molti dei capannoni vuoti per le startup».

Guccini: «Ritendo sia necessario assumere la gestione del Consozio da parte del Comune. Poi bisogna assolutamente pensare allo svincolo sulla 131, ma far sì che tutta l’area sia il vero collegamento con la città. Vale a dire: Pratosardo deve diventare la porta di Nuoro. Si dovrà lavorare quindi sulla fiscalità, abolendo per esempio la tassa sulle insegne. Prato può diventare poi un polmone energetico utilizzando i tetti degli insediamenti».

Carlo Prevosto: «Ovviamente il Comune deve avere il controllo su Pratosardo che ha tutte le caratteristiche per ottenere una fiscalità di vantaggio. Penso che su Prato sia mancata la programmazione, come per il resto della città, e questo ha significato non avere un progetto e una visione d’insieme. Naturalmente bisognerà sentire gli operatori e tenere conto del loro parere. Pratosardo deve diventare una parte della città, sulla quale ragionare con un progetto complessivo che manca da trent’anni»:

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