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Nuoro

Orgosolo, caso trichinella prescritti i reati contestati

di Kety Sanna
Orgosolo, caso trichinella prescritti i reati contestati

Si è chiuso in Appello il processo a carico del sindaco Deledda e di due assessori Sentenza tecnica e non di merito è stata pronunciata dal presidente della Corte

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ORGOSOLO. Si è concluso con la prescrizione del reato il processo in Appello, sulla trichinellosi a Orgosolo. Ieri mattina il presidente della Corte di Sassari, Plinia Azzena, senza entrare nel merito, ha dichiarato l'estinzione del reato in favore di Dionigi Deledda, sindaco di Orgosolo, e dei due assessori del Comune barbaricino, Francesco Battacone e Antonio Luigi Cossu (difesi rispettivamente dagli avvocati Marco Basolu, Antonio Mereu e Tullio Moni), accusati di favoreggiamento e falso in atto pubblico. I tre imputati erano stati condannati in primo grado dal giudice Teresa Castagna: Deledda a sei mesi, Battacone a 1 anno e 4 mesi e Cossu a un anno. I fatti contestati riguardavano la gestione dell’emergenza trichinellosi risalente al gennaio 2011. Attraverso un’ordinanza si disponeva il sequestro e l’abbattimento di maiali allo stato brado, un protocollo che non poteva fare riferimento all’anagrafe ufficiale, trattandosi, in gran parte, di maiali “bradi”. In quella situazione il Comune si era impegnato ad accogliere i campioni e le carcasse da sottoporre ad analisi semplicemente compilando una scheda. È proprio da una scheda presentata da un fantomatico allevatore di Orgosolo, sotto il nome di Antonio Balia, che era partita tutta l’inchiesta. Dalle indagini del commissariato era emerso che quel nome non esisteva. Secondo l'accusa (in primo grado rappresentata dal pubblico ministero Giorgio Bocciarelli e in Appello dal Procuratore generale Stefano Fiori), a presentare e sottoscrivere le schede sarebbero stati, utilizzando nomi fasulli, l’assessore al Commercio, Battaccone e l’assessore Cossu. Al sindaco Deledda, coinvolto nella vicenda, era stato contestato il fatto di aver emesso un’ordinanza di sequestro e distruzione delle carcasse denunciate dall’allevatore Balia, indicandolo come residente ad Orgosolo, pur risultando inesistente all’anagrafe del paese. Un nome falso, aveva sostenuto l’accusa, che era stato aggiunto nelle schede di accompagnamento dei diaframmi di animale macellato solo per impedire, in caso di analisi positiva alla trichinella, di risalire al vero proprietario dell’animale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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