La Nuova Sardegna

Nuoro

Soddu: il mio progetto pensato per il futuro

di Simonetta Selloni
Soddu: il mio progetto pensato per il futuro

Il sindaco uscente: completeremo il disegno di una città bella e vivibile

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NUORO. Soddu, perché i nuoresi dovrebbero votarla, e quindi riconfermarla?

«Abbiamo iniziato un percorso articolato e difficile, per migliorare la città e renderla più vivibile. Vorremmo terminarlo. Ma non bastano 5 anni, ne servono almeno 10. E abbiamo dimostrato che quando ci siamo prefissati un obbiettivo lo abbiamo raggiunto. Come quello del finanziamento dei debiti fuori bilancio, peraltro non creati da noi».

Le opposizioni dicono che sul punto siete stati poco chiari...

«Il punto è chiarissimo: c’è una legge regionale, che attribuisce a Nuoro una somma per pagare i debiti sul bilancio da espropri del passato. Nuoro era il Comune più esposto in Sardegna. La nostra amministrazione ha fatto una battaglia politica, e si è fatta pagare dalla Regione tutti i debiti del passato, che bloccavano la vita della comunità. Questo lo ha fatto la nostra amministrazione, lo ha fatto Andrea Soddu. Se domani ci sarà un sindaco che porterà un euro in più nelle casse comunali, gli darò le chiavi della città».

Ma allora perché queste accuse?

«Il gioco delle opposizioni è quello di misconoscere un risultato. Dicono cose che si scontrano con gli atti amministrativi e le leggi».

La sua azione politica si è focalizzata sull’identità culturale, centro storico, Università, le periferie. Un programma articolato. Pensa sia stato capito?

«È molto difficile capire progetti di lunga durata che vadano oltre l’ordinaria amministrazione. Il cittadino comune pensa alla quotidianità. È dovere dell’amministratore pubblico avere progetti di lunga gittata che vadano oltre la durata del suo mandato, e anche quella dei mandati successivi. Quando ho avuto l’onore della responsabilità dell’amministrazione, l’ho fatto sia pensando alla quotidianità, a chi ogni giorno esce di casa e vuole la strada pulita, ma soprattutto pensando al futuro e alle prossime generazioni, e questo la comunità lo avverte gradualmente».

È gratificato dal risultato elettorale?

«I cittadini che hanno fatto crescere il consenso nei miei confronti, il 21 per cento nel 2015, e oggi il 28,5 per cento, evidentemente hanno capito che c’è un progetto che riguarda il domani. Hanno dato fiducia».

Ma non ha paura a di aver volato troppo alto? Anche lei riconosce che i cittadini voglio cose semplici: strade a posto, servizi che funzionino.

«Io ho un concetto di classe dirigente: deve dare delle linee, non deve essere guidata. Bisogna guardare alle cose immediate, ma deve essere chi amministra a tracciare la linea».

Quindi cosa devono aspettarsi i nuoresi se la rieleggeranno?

«L’obbiettivo è contribuire a far sì che la nostra città e il nostro territorio siano luoghi dove si vive bene, dove c’è una buona qualità della vita e non si abbia paura di vivere in periferia. Se una persona che abita a Nuoro, avverte che la qualità della sua vita è buona, perché ha una buona qualità dei servizi, ha spazi pubblici curati, ha la fibra ottica, un buon teatro, un’offerta culturale e musicale adeguata, vivrà bene qua, e non avrà paura di confrontarsi con il cugino che magari vive a Milano. Scoprirà che qui si vive pure meglio, con una migliore qualità della vita, rapporti umani migliori».

A proposito di vivibilità: la città ha perso oltre 1500 abitanti negli ultimi 5 anni. Come invertire la tendenza?

«Questo argomento è complesso e chi lo utilizza in campagna elettorale mostra di non conoscerlo. Cito gli studi di Benedetto Meloni e Gianfranco Bottazzi, commissionati dalla Regione, ma anche gli studi dell’Unione europea: tutte le regioni montuose, interne e isolane dell’Europa da qui al 2055 perderanno 40 milioni di abitanti. La Sardegna, 400mila mila. Parlare dello spopolamento di Nuoro come un fenomeno avulso dallo spopolamento delle zone interne e montuose del paese è come parlare di pandemia a Nuoro senza vedere che è un fenomeno mondiale».

E in concreto?

«Nuoro con Regione, Stato, Ue, deve mettere in atto politiche per combattere spopolamento e denatalità. Non può farlo il Comune da solo, anche se abbiamo lavorato per portare il modello del Trentino, che ha emanato una legge con la quale ha istituito un “Distretto della famiglia” che prevede misure concatenate tra di loro».

Soddu prima contro il Pd, poi uomo Pd alle Europee, quindi da solo poi, al ballottaggio, sostenuto di nuovo dal Pd. Non ha paura di confondere i suoi elettori?

«Bah, io penso che l’elettore medio voterà di petto. Il ballottaggio è un po’ un referendum sul sindaco uscente, tipo: mi ha ricevuto, le strade sono pulite, l’illuminazione funziona. Questo è il ragionamento dell’elettore non politicizzato. Poi c’è l’elettore di sinistra che semplicemente dice: io devo votare il candidato progressista. E quello è Soddu, non Sanna».

Convinca gli indecisi.

«In piena pandemia, è il caso di cambiare una guida che ha dimostrato una certa affidabilità? È il caso di sostituire il sindaco che ha già un progetto, in un momento così complesso? Noi facciamo un appello a tutti».

Ammettiamo che lei venga rieletto: quale è la prima cosa che dice allo sconfitto Pietro Sanna?

«Gli dico che è necessario cooperare. Siamo in una situazione analoga ad altre drammatiche: il dopoguerra, il terrorismo, la crisi del 2011. Lo inviterò a cooperare, è una persone responsabile che penserà in questo modo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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