Una stagione olivicola a pieni voti
di Sandro Biccai
Macomer, il titolare del frantoio Cappai: «Bilancio positivo, grande qualità»
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MACOMER. I primi dati sono tutti di segno positivo e lasciano intravvedere un’annata olivicola tra le più soddisfacenti dell’ultimo decennio, condizionate, non di rado, da clima sfavorevole e malattie. Basta superare la soglia dell’oleificio Cappai di Bonu Trau, in attività fin dal 1997, per toccare con mano i buoni risultati che si stanno delineando. «Ad oggi non possiamo che tracciare un bilancio provvisorio ma tutti gli indicatori sono positivi, sia per la quantità di materia prima che, soprattutto, per la qualità del prodotto finale, ottenuto attraverso un processo di lavorazione a freddo che ne esalta le caratteristiche essenziale» spiega il titolare del frantoio, il silanese Totore Cappai, che aggiunge: «Il costante miglioramento della qualità dell’olio è un dato dirimente rispetto al passato e deriva da una maggiore consapevolezza dei nostri produttori che conferiscono le olive, bosana e semidana soprattutto, nella fase dell’invaiatura, quando sono cioè verdi, così da ottenere un olio eccellente in termini di aromi e sapori. In passato accadeva il contrario ed era diffusa la prassi di portare in frantoio le olive in maturazione completa o sovramaturate, ricavando più olio, ma di minor qualità, connotato da una più accentuata acidità e da sapore meno intenso». Altro aspetto importante è quello della resa delle olive che, in queste prime settimane di conferimento, oscilla tra l’11 ed il 14%. Il che significa che con 100 chili di olive si produce una quantità d’olio variabile tra gli 11 ed i 14 litri. Da non trascurare neppure il ricambio generazionale in atto tra i produttori del Marghine. «In effetti – evidenzia Cappai – sono sempre più numerosi i giovani che in questi ultimi anni si sono avvicinati al mondo dell’olivicoltura, ereditando vecchi impianti e creandone di nuovi. Un bel segnale per il futuro». A 75 anni Cappai è ancora sulla breccia anche se da quest’anno la gestione del frantoio è stata affidata a due giovani compaesani: «Piano piano mi farò da parte – dice – ma continuerò ad essere legato a filo doppio a olive ed olio, che mi hanno appassionato fin dal lontano 1962, quando ho fatto la prima stagione da frantoiano. Per diversi anni ho svolto l’attività di meccanico, poi nel 1997 la decisione di acquistare il frantoio. All’epoca mia moglie, all’oscuro di tutto, mi prese per matto. Oggi posso però dire che i fatti mi hanno dato ragione».
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