Nozze finte, sesso e truffe tre rinviati a giudizio

Comincerà a febbraio il processo che vede sotto accusa tre cittadini del Marocco Stando alle indagini avevano circuito alcuni anziani e rubato denaro e assegni 

NUORO. «Piuttosto che continuare a restare solo, mi ammazzo»: lo aveva ripetuto, durante una telefonata, uno degli anziani baroniesi vittima, secondo l’accusa, di un gruppetto affiatato di cittadini del Marocco arrivati in Sardegna con un obiettivo preciso. Matrimoni combinati, con il solo scopo di ottenere il tanto atteso permesso di soggiorno per motivi familiari, giovani fatte arrivare dal Senegal e avviate alla prostituzione, il raggiro di uomini maturi ai quali si offriva sesso, a volte apparentemente disinteressato, e in cambio si pretendeva denaro o si sottraevano assegni in bianco. E sullo sfondo di tutto, come rivela la telefonata di un anziano, diverse vicende personali di profonda solitudine. Di persone abbandonate a loro stesse, vittime di una profonda depressione, e così prostrate da ammettere spesso, al telefono, “Sono pronto ad ammazzarmi, solo per mettere fine a una vita in solitudine”.

È una vicenda che racconta tanto di un male moderno – la terza età spesso lasciata senza controllo e sostegno – di sfruttatori e sfruttati, di vittime che diventano carnefici, e di carnefici che si trasformano in vittime, quella che ieri mattina, davanti al gup di Nuoro, Claudio Cozzella, è approdata in tre rinvii a giudizio per aver violato l’articolo 12 del testo unico sull’immigrazione – ovvero aver diretto e organizzato un ingresso illegale nel territorio dello Stato – e i reati di circonvenzione di incapace e truffa. I tre imputati rinviati a giudizio – il processo, a dibattimento, comincerà il prossimo 18 febbraio – sono tre cittadini marocchini da tempo in Baronia e difesi dagli avvocati Giuseppe Casu e Gianluca Sannio: sono Fatima Haimer, 66 anni, residente a La Caletta, Abderrazzak Fliga, di 35 anni, residente anche lui a La Caletta, e di una marocchina di 25 anni della quale non pubblichiamo il nome perché non è solo imputata di truffa e circonvenzione di incapace, ma è a sua volta vittima in quanto costretta a un matrimonio fittizio e avviata alla prostituzione. I reati contestati sono tre e tutti legati tra loro. Il primo è quello che riguarda i matrimoni combinati. Haimer è accusato di aver organizzato l’ingresso in Italia di una cittadina marocchina dopo averne combinato il matrimonio in Marocco con un sardo per «conseguire il permesso di soggiorno per motivi familiari».

E una volta arrivata in Sardegna, la giovane era stata avviata alla prostituzione e costretta a fare sesso a pagamento, oppure a fingersi interessata ad avere relazioni affettive stabili, mentre in realtà i suoi sfruttatori erano interessati solo alla sottrazione di denaro dalle case delle loro vittime, a Posada e Siniscola.

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