«È dura ma possiamo farcela»

Il fondatore dell’azienda Marroncolor e la difficile sfida della pandemia: «Abbiamo limitato i danni»

NUORO. La pandemia nell’isola ha fermato anche l’edilizia. La prova provata è quella di Antonio Marrone, 86 anni, origini a Buddusò, titolare della Marroncolor, a Pratosardo: «Non c’è un’impresa che abbia iniziato a costruire una palazzina. E se non gira il “mattone”, si blocca anche il resto. Il settore – aggiunge Marrone – è fondamentale, insieme alla pastorizia». La fabbrica di Marrone è anch’essa della famiglia dell’edilizia, nella quale mette le comuni vernici e pitture e tutta una serie di preparati per trattare il cemento armato e il ferro, sino alle superfici di campi da tennis e piscine. «La mia azienda – fa i conti il proprietario della Marroncolor – ha perso 150mila euro, su un totale di 2milioni. Abbiamo alla fine limitato i danni – aggiunge – un po’ con le manutenzioni e soprattutto grazie al fatto per offriamo sino a 200 prodotti». Tra le commesse della ditta sono mancate all’appello quelle dei villaggi per le vacanze: «Ogni anno rifanno la tinteggiatura e la verniciatura – spiega Marrone – in preparazione per la stagione turistica. L’estate passata però tanti sono rimasti chiusi». Il camion delle consegne ha tuttavia continuato a girare su e giù per la Sardegna: «Abbiamo clienti in diverse zone – spiega Antonio Marrone – nonostante oggi la concorrenza si sia fatta pesante. A parte i produttori sardi, sono presenti aziende della Penisola». Niente che possa rassomigliare a quando la Marroncolor vide la luce, in una cantina di via Tridentina, a Nuoro, nei primi anni ’70. Il racconto di Marrone: «Ho iniziato con poche risorse economiche. L’attrezzatura era costituita da un cavalletto con in mezzo un girante che miscelava resine, colla e quarzo. Tra i primi clienti – continua nel ricordo – un muratore di Bono e un paio di negozianti di Bitti. Il loro ordine era di 20 taniche da 10 chili di prodotto e 15 da 5 chili». Questo quanto era consentito ad Antonio Marrone, tra i cui concorrenti c’erano, a Cagliari, i due calciatori Domenghini e Vitali, che avevano messo su la Rimar. La forza di Marrone derivava però dall’esperienza fatta sino a qualche anno prima, a Milano, dov’era emigrato nel 1962. «Nella casa di Ospitaletto, dove risiedevo – racconta – c’era un operatore dell’“Attiva”, fabbrica che nel campo delle pitture andava per la maggiore. Rilevai l’attività e iniziai a produrre pitture semi-lavabili e lavabili, oltre al rescotone». Per Marrone era il secondo lavoro, con cui rimpinguare lo stipendio della fabbrica di cavi elettrici, a Milano, in cui si era impiegato. «La prima occupazione, appena arrivato in Lombardia, era stata in un cantiere edile. Guadagnavo 110mila lire al mese. La casa – ricorda – era una baracca in ferro, dove di notte scendeva il gelo. Poi la fabbrica, dove rimasi 8 anni. Nel momento di andarmene, per rientrare in Sardegna, non riuscì trattenere le lacrime». Tra i disagi, l’uomo di Buddusò, sino a 18 anni allevatore di pecore, aveva scoperto «una bella città e persone disponibili». L’isola, però, lo aspettava e con essa la prospettiva di una fabbrica di vernici: «Scartai la soluzione di Cagliari e altre città – spiega il titolare della Marroncolor – e scelsi Nuoro. Le piccole commesse iniziali crebbero con le richieste dei costruttori edili, da Bonaccorsi a Mundula».

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