Bufera sui manifesti antiaborto
Dopo le donne della Cgil interviene il gruppo consiliare Andrea Soddu sindaco: “La 194 non si tocca”
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NUORO. È ancora polemica sui manifesti antibortisti affissi in città dall’Associazione per la vita e la famiglia,che recano la scritta “Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta #stopaborto”. Dopo la Cgil, interviene il gruppo politico consiliare che fa capo ad Andrea Soddu sindaco. «Rappresentiamo che si tratta ancora una volta del tentativo di minare un diritto cristallizzato nella Legge, per il quale le donne e gli uomini di questo paese hanno lottato duramente. Consapevoli – è scritto in una nota – che si tratta di un tema sensibile all’etica individuale, riteniamo tuttavia che nessuno possa ergersi a moralizzatore. Esiste una Legge che è nata per tutelare la libertà delle donne».
«Appare incredibile – prosegue il gruppo Andrea Soddu sindaco – che nel 2021 il tema dell’aborto venga semplificato a un banale schieramento tra chi è pro e chi è contro! La Legge n. 194/1978 statuisce il diritto di interrompere volontariamente la gravidanza entro i primi 90 giorni dal concepimento. È il diritto della donna di scegliere consapevolmente, rispettando il proprio corpo e tutelando la propria salute. Non esiste un corpo che procrea, partorisce, allatta, esiste una persona, una donna, che detiene il diritto inviolabile di scegliere per sé stessa, e che per questo non può essere criminalizzata o giudicata o messa alla gogna».
Per questi motivi il gruppo consiliare ribadisce «che i diritti civili acquisiti rappresentano un baluardo di tutela della persona, che possono, o non possono essere esercitati dal singolo individuo, ma che proprio per questo nessuno può pretendere di abolire in nome di convinzioni o principi etici, religiosi, morali o politici. Riteniamo che chi si fa portavoce di messaggi contro l’aborto, possa contribuire a diffondere messaggi per la prevenzione delle gravidanze non desiderate; per elaborare strategie di educazione per una sessualità matura e responsabile nella famiglia e nelle scuole e per sostenere campagne contro lo stupro e la violenza di genere» .
Nei giorni scorsi sul manifesto erano intervenute anche le donne della Cgil. «Paragonare l’aborto all’omicidio è un atto che respingiamo al mittente e riaffermiamo il valore di una scelta consapevole. Un attacco all’autodeterminazione delle donne – prosegue la nota – che hanno lottato per avere piena libertà delle loro decisioni. L’interruzione di gravidanza è una scelta a volte obbligata, né semplice né leggera e lascia segni indelebili in ognuna. Qualunque sia la causa di tale scelta non va né colpevolizzata, né condannata. Dopo 43 anni, ancora tale legge non è totalmente esigibile, e i continui attacchi provenienti da associazioni Pro vita sono tesi a far apparire la donna priva di senso morale giudicandola colpevole di un’azione criminale, relegandola a macchina da riproduzione. Nessuno deve attaccare la 194, la difenderemo in ogni sede e ci batteremo affinché trovi attuazione».
«Appare incredibile – prosegue il gruppo Andrea Soddu sindaco – che nel 2021 il tema dell’aborto venga semplificato a un banale schieramento tra chi è pro e chi è contro! La Legge n. 194/1978 statuisce il diritto di interrompere volontariamente la gravidanza entro i primi 90 giorni dal concepimento. È il diritto della donna di scegliere consapevolmente, rispettando il proprio corpo e tutelando la propria salute. Non esiste un corpo che procrea, partorisce, allatta, esiste una persona, una donna, che detiene il diritto inviolabile di scegliere per sé stessa, e che per questo non può essere criminalizzata o giudicata o messa alla gogna».
Per questi motivi il gruppo consiliare ribadisce «che i diritti civili acquisiti rappresentano un baluardo di tutela della persona, che possono, o non possono essere esercitati dal singolo individuo, ma che proprio per questo nessuno può pretendere di abolire in nome di convinzioni o principi etici, religiosi, morali o politici. Riteniamo che chi si fa portavoce di messaggi contro l’aborto, possa contribuire a diffondere messaggi per la prevenzione delle gravidanze non desiderate; per elaborare strategie di educazione per una sessualità matura e responsabile nella famiglia e nelle scuole e per sostenere campagne contro lo stupro e la violenza di genere» .
Nei giorni scorsi sul manifesto erano intervenute anche le donne della Cgil. «Paragonare l’aborto all’omicidio è un atto che respingiamo al mittente e riaffermiamo il valore di una scelta consapevole. Un attacco all’autodeterminazione delle donne – prosegue la nota – che hanno lottato per avere piena libertà delle loro decisioni. L’interruzione di gravidanza è una scelta a volte obbligata, né semplice né leggera e lascia segni indelebili in ognuna. Qualunque sia la causa di tale scelta non va né colpevolizzata, né condannata. Dopo 43 anni, ancora tale legge non è totalmente esigibile, e i continui attacchi provenienti da associazioni Pro vita sono tesi a far apparire la donna priva di senso morale giudicandola colpevole di un’azione criminale, relegandola a macchina da riproduzione. Nessuno deve attaccare la 194, la difenderemo in ogni sede e ci batteremo affinché trovi attuazione».
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