Topi e fogne ostruite, a Macomer le case popolari sono nel caos
Alessandra Porcu
Protestano gli inquilini della palazzina Area al civico 6 di via Oslo: "Viviamo in condizioni igieniche precarie, a vuoto tutte le nostre segnalazioni"
2 MINUTI DI LETTURA
MACOMER. Le condizioni in cui da anni sono costretti a vivere i condomini dello stabile al civico 6 di via Oslo a Macomer sono da considerarsi ben al di sotto del limite della decenza. Alla fuoriuscita dei liquami maleodoranti e ai ratti che scorrazzano nel seminterrato e nei pianerottoli, si sono aggiunte le infiltrazioni d’acqua. «Le piogge incessanti degli ultimi mesi – spiega preoccupata Elena Capane – hanno creato non solo delle crepe nei soffitti, ma anche delle falde sotterranee che potrebbero minare la stabilità dell’edificio. I monitoraggi periodici e i diversi sopralluoghi effettuati dai tecnici del Comune hanno appurato che il nostro è un quartiere ad alto rischio idrogeologico. Ormai conviviamo con la paura che il costone roccioso retrostante possa franare».
Quella dei residenti del rione popolare di Scalarba è una situazione difficile e allo stesso tempo inaccettabile. Tanti, troppi i disagi da fronteggiare. «Siamo in balia degli eventi – precisa Rita Deriu – a nulla sono valse le richieste all’Agenzia regionale di edilizia abitativa. Nessun intervento di manutenzione e ristrutturazione è mai stato eseguito. Nel 2018 le fogne si sono intasate ben tre volte e ci siamo fatti carico delle spese, così com’è successo negli ultimi mesi. Purtroppo, neppure l’intercessione del sindaco, Antonio Succu, è servita per trovare una soluzione definitiva al problema».
L’Area, con una diffida datata 11/12/2020, ha sollecitato i condomini al rispetto del contratto di locazione che prevede che siano loro a pagare per la disostruzione della condotta fognaria e della colonna a servizio degli alloggi. «Il mio bagno è inagibile a causa dell’acqua che fuoriesce dal pavimento –, denuncia Antonella Puggioni –. Le innumerevoli segnalazioni fatte sono cadute nel vuoto. Così io e la mia famiglia siamo costretti a utilizzare i servizi igienici della dirimpettaia. L’alternativa è andare a casa dei nostri parenti che abitano in un altro quartiere. Tutto questo è degradante – sussurra in lacrime –, siamo delle brave persone. Lavoriamo onestamente, abbiamo sempre pagato le spese condominiali e l’affitto. Non ci meritiamo di vivere in queste condizioni. Qualcuno intervenga per restituirci la dignità negata».
Al grido disperato di Antonella si aggiunge quello di Maria Antonietta Enna. «Chiediamo ad Area che ci supporti nella risoluzione dei problemi di cui è a conoscenza. La nostra preghiera – conclude –, va anche alla Assl, alla Polizia locale e all’amministrazione civica. Qui oltre al rischio idrogeologico, c’è quello sanitario. Abbiamo bisogno di voi. Per favore non ci abbandonate a noi stessi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Quella dei residenti del rione popolare di Scalarba è una situazione difficile e allo stesso tempo inaccettabile. Tanti, troppi i disagi da fronteggiare. «Siamo in balia degli eventi – precisa Rita Deriu – a nulla sono valse le richieste all’Agenzia regionale di edilizia abitativa. Nessun intervento di manutenzione e ristrutturazione è mai stato eseguito. Nel 2018 le fogne si sono intasate ben tre volte e ci siamo fatti carico delle spese, così com’è successo negli ultimi mesi. Purtroppo, neppure l’intercessione del sindaco, Antonio Succu, è servita per trovare una soluzione definitiva al problema».
L’Area, con una diffida datata 11/12/2020, ha sollecitato i condomini al rispetto del contratto di locazione che prevede che siano loro a pagare per la disostruzione della condotta fognaria e della colonna a servizio degli alloggi. «Il mio bagno è inagibile a causa dell’acqua che fuoriesce dal pavimento –, denuncia Antonella Puggioni –. Le innumerevoli segnalazioni fatte sono cadute nel vuoto. Così io e la mia famiglia siamo costretti a utilizzare i servizi igienici della dirimpettaia. L’alternativa è andare a casa dei nostri parenti che abitano in un altro quartiere. Tutto questo è degradante – sussurra in lacrime –, siamo delle brave persone. Lavoriamo onestamente, abbiamo sempre pagato le spese condominiali e l’affitto. Non ci meritiamo di vivere in queste condizioni. Qualcuno intervenga per restituirci la dignità negata».
Al grido disperato di Antonella si aggiunge quello di Maria Antonietta Enna. «Chiediamo ad Area che ci supporti nella risoluzione dei problemi di cui è a conoscenza. La nostra preghiera – conclude –, va anche alla Assl, alla Polizia locale e all’amministrazione civica. Qui oltre al rischio idrogeologico, c’è quello sanitario. Abbiamo bisogno di voi. Per favore non ci abbandonate a noi stessi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
