Macomer, l’appello di ristoratori e baristi: «Basta chiusure»

MACOMER. Con tutte le cautele imposte dalla situazione sanitaria, è indispensabile riaprire senza i vincoli e le limitazioni di orario attualmente vigenti. Anche a Macomer e nel Marghine si solleva...

MACOMER. Con tutte le cautele imposte dalla situazione sanitaria, è indispensabile riaprire senza i vincoli e le limitazioni di orario attualmente vigenti. Anche a Macomer e nel Marghine si solleva la voce degli operatori commerciali che chiedono di poter riprendere le loro attività secondo i canoni consueti. A soffrire soprattutto i pubblici esercizi, una sessantina solo a Macomer. «Dopo essere stati sottoposti a continue e compulsive aperture e chiusure; dopo aver rinunciato a periodi di lavoro tradizionalmente favorevoli come quello delle festività di fine anno; dopo essere stati lasciati in balia del solo asporto, ancora oggi i pubblici esercizi sono costretti a chiudere alle 18,00 – è la premessa di Stefania Puma, presidente circoscrizionale di Confcommercio Nuoro Ogliastra, che aggiunge –. Abbiamo fatto tutto ciò che ci è stato chiesto in termini di distanziamento, mascherine, sanificazione, vie d'acceso e di esodo, numero di persone ammesse, metodi di approvvigionamento e stoccaggio delle merci, cartellonistica, Dvr e molto altro ancora, con aggravio dei costi e rimodulazione delle modalità operative, eppure, a distanza di un anno, ci troviamo più che mai penalizzati e costretti a lavorare a mezzo servizio. Non è più accettabile. Non bastano più i ristori, di modesta entità e dilazionati nel tempo, ma è giunto il momento, anche alla luce dei dati incoraggianti del contagio nella nostra Regione e pur consapevoli del pericolo varianti, di dare un vero impulso di ripresa al settore, prima che tutto sia irrimediabilmente compromesso». Sulla stessa falsariga il ristoratore macomerese Daniele Manghini: «È venuto il momento di tenere aperti i locali almeno fino alle 23, d’altro canto, non si capisce la differenza tra pranzo e cena in termini di rischio di contagio. Non va trascurato neppure l’effetto domino legato alla chiusura di alcuni comparti: fare shopping mentre i pubblici esercizi sono chiusi significa non poter avere neppure un bicchiere d’acqua o poter fruire dei servizi. Con i miei colleghi chiediamo di ripartire sul serio, con un’attenzione e un rigore ancora maggiore per le regole contro la diffusione della pandemia, ma riprendendo in mano la nostra condizione di imprenditori responsabili».

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