«Non c’è alcuna discriminazione»

L’assessora alle Politiche sociali risponde alle accuse per l’adesione al network “Amici della famiglia”

NUORO. «L’adesione al network “Amici della famiglia” ci consente di potenziare le politiche a vantaggio soprattutto dei bambini e ragazzi. Nessun’idea di discriminare la famiglia che non sia quella tradizionale». Lo afferma Fausta Moroni, assessora del Welfare e Politiche sociali nella giunta comunale. Precisazioni che Moroni ha fatto nel corso dell’ultimo consiglio comunale e che mantengono un’attualità piena. La rete di enti alla quale l’amministrazione ha deciso di iscriversi non gode infatti di nessun credito da parte dei gruppi di sinistra della minoranza consiliare. La si accusa di annullare alcune conquiste sociali, come le unioni civili, il diritto all’aborto e al divorzio.

Tanto che con un’interrogazione, i consiglieri Guccini e Bidoni hanno chiesto alla giunta di uscire dal network.

L’assessora Moroni ha già espresso i motivi della scelta e la difende da cima a fondo: «Nel nostro programma elettorale – spiega – c’era la volontà di creare la cosiddetta “città dei bambini”, garantendo una rete di attività ricreative ed educative, il potenziamento dei luoghi di formazione, a iniziare dagli asili. Il network ci garantisce un supporto per tutte queste azioni». La parte in qualche modo ideologica e che tocca i diritti civili è quella dove nasce il dissenso dei gruppi di minoranza, per la presenza nel network, insieme alla Provincia autonoma di Trento e al Comune di Alghero, dell’associazione nazionale “Amici della famiglia”, che ha eretto un muro a vantaggio del sodalizio familiare di vecchio stampo. Sul punto l’assessora Moroni mette sul tavolo tutte le argomentazioni e soprattutto le ragioni, considerato è stata sua la proposta alla giunta: «Prima mi sono consultata con il responsabile della rete – ha ricordato – anche perché avevo messo in conto che della scelta venisse colto l’aspetto ideologico e non quello operativo e funzionale. Ebbene alle domande – ha aggiunto – mi è stato risposto che la presenza della predetta associazione non imponeva alcuna preferenza verso un tipo di famiglia e non discriminava nessuno».

Convinta e fedele sulla scelta, l’assessora dell’amministrazione civica ritorna invece su quelli che dal suo punto di osservazione sono i benefici: «Il network garantisce il supporto a vantaggio della natalità e dell’infanzia, la formazione per le attività ludiche e di formazione. Altra cosa importante – ha informato l’assessora – il servizio per aiutare nei comuni le politiche che possano far conciliare, per i cittadini e per gli stessi impiegati dell’ente, il lavoro con la gestione della famiglia. Dirò di più, è stato creato un marchio “family audit”, per riconoscere le aziende che attuano quelle stesse politiche di raccordo famiglia-impiego lavorativo».

A fianco della difesa sulla scelta di fare parte della rete, l’amministrazione civica, sempre con la titolare di Welfare e Politiche sociali, non rinuncia alla sfida con chi chiede l’“alt” all’adesione davanti alla possibile lesione di diritti civili: «Abbiano dimostrato di non fare alcuna discriminazione – ha ricordato Moroni – sin dal momento in cui è stata data vita al registro delle unioni civile. Tantoché – ha aggiunto – sono state unite in matrimonio due ragazze e registrata all’anagrafe una bambina figlia di una famiglia omosessuale. Abbiamo denunciato anche la presenza sui muri della città di manifesti anti-abortisti». Prima di chiudere con ancora una rassicurazione: «Non è vero che vogliamo difendere solo la famiglia tradizionale. Piuttosto – ha spiegato – vogliamo difendere la famiglia, il cui concetto lo stabiliamo noi, non la rete o l’associazione. Anzi – ha garantito – se dovessimo verificare atteggiamenti discriminatori, non esiteremo a uscirne».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes