Aggressione a Mara Lapia, l’imputato sceglie il rito abbreviato
di Kety Sanna
NUORO. Si è aperto davanti al tribunale monocratico (giudice Giacomo Ferrando) il processo a carico di Daniele Imperatore accusato di violenza privata nei confronti della deputata Mara Lapia che si è...
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NUORO. Si è aperto davanti al tribunale monocratico (giudice Giacomo Ferrando) il processo a carico di Daniele Imperatore accusato di violenza privata nei confronti della deputata Mara Lapia che si è costituita parte civile con l’avvocato Nicola Madia (del foro di Roma) sostituito in aula dall’avvocato Francesco Lai. L’imputato, difeso dall’avvocato Antonio Falchi ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato. Dopo le questioni preliminari il processo è stato subito rinviato al 6 luglio. Mara Lapia il 18 dicembre 2018 aveva denunciato un’aggressione subita da un uomo nel parcheggio del supermercato Lidl, in città. Daniele Imperatore era stato indagato per lesioni personali e minacce ma la procura, nella persona della procuratrice Patrizia Castaldini, aveva firmato una richiesta di archiviazione, ritenendo che dalle indagini non fossero emersi elementi tali da sostenere il racconto della persona offesa. Alla richiesta di archiviazione, però, si erano opposti i legali di Mara Lapia, ritenendo che fossero state ignorate prove documentali come certificati medici e alcune testimonianze.
Così il giudice per le indagini preliminari Teresa Castagna, aveva respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura e aveva disposto l’imputazione coattiva al pubblico ministero che riqualificava il reato in violenza privata.
Daniele Imperatore è ora chiamato a rispondere del reato di cui all’art. 610 del codice penale «perché usando violenza nei confronti di Mara Lapia, consistita nel darle “una botta” alla mano nella quale teneva il telefono cellulare, facendo cadere a terra l’apparecchio, per impedire l’uso dello stesso per riprendere, in luogo pubblico, o la targa della macchina dello stesso Imperatore oppure il medesimo».
Così il giudice per le indagini preliminari Teresa Castagna, aveva respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura e aveva disposto l’imputazione coattiva al pubblico ministero che riqualificava il reato in violenza privata.
Daniele Imperatore è ora chiamato a rispondere del reato di cui all’art. 610 del codice penale «perché usando violenza nei confronti di Mara Lapia, consistita nel darle “una botta” alla mano nella quale teneva il telefono cellulare, facendo cadere a terra l’apparecchio, per impedire l’uso dello stesso per riprendere, in luogo pubblico, o la targa della macchina dello stesso Imperatore oppure il medesimo».
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