La Nuova Sardegna

Nuoro

Sos per l’ospedale San Camillo di Sorgono

di Michela Columbu
Sos per l’ospedale San Camillo di Sorgono

Gli amministratori del Mandrolisai si rivolgono all’assessore Nieddu: 20mila utenti senza prestazioni

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SORGONO. La sanità del territorio continua ad arrancare in un susseguirsi di problematiche che stanno infoltendo un elenco sempre più massiccio di criticità da risolvere. Se Sarule e Olzai soffrono senza medico di medicina generale, sull'altro versante territoriale e nello specifico nel bacino d'utenza del Mandrolisai i problemi continuano e i 13 sindaci del territorio scrivono all'assessore regionale alla Sanità Nieddu: «Vogliamo subito un incontro per scongiurare la malasanità nel Distretto di Sorgono. Con estremo rammarico – spiegano in una nota gli amministratori rappresentati dal presidente della Comunità montana Alessandro Corona – sottoponiamo alla vostra attenzione la grave situazione in cui versa l’ospedale San Camillo, anche alla luce delle preoccupanti segnalazioni di disservizi che pervengono dalle cittadine e dai cittadini, in particolare per la Diabetologia. Da mesi, infatti, il servizio non è attivo a causa dell'assenza del personale competente. Ma a rischio sono anche gli altri servizi, come la Medicina e la Chirurgia. Appare poi particolarmente grave la situazione del Pronto soccorso a rischio di completa paralisi. Non nascondiamo la nostra preoccupazione – dicono gli amministratori – dovuta al rischio di non garantire, nel territorio, i livelli minimi di assistenza, con un incremento vertiginoso dei disservizi che riguardano e riguarderanno persone fragili, ai quali si chiede uno sacrificio enorme e ai quali potrebbe non essere più garantito il diritto alla salute. Gli amministratori locali, alla luce della grave situazione, chiedono un incontro urgente con l'assessore Nieddu». Anche il mondo della associazioni lancia l'allarme e da una nota della Protezione civile di Sorgono emerge un quadro sanitario dai numeri impietosi. «In questi anni abbiamo assistito prima alla chiusura di Ostetricia – scrivono –, poi siamo stati privati del servizio di Fisiatria. Cinque mesi fa il trasferimento del diabetologo mai sostituito per 1200 utenti con patologia diabetica. L'unità operativa di Radiologia non può svolgere mammografie e l'assenza di medici di guardia anestesisti non permette di svolgere le tac con mezzo di contrasto. È stato depotenziato anche il Laboratorio analisi e di recente anche la sospensione del servizio di Chirurgia per la mancanza di dirigenti medici e del servizio di Endoscopia. Ora si rischia la chiusura del reparto di Medicina generale e con esso il day hospital oncologico con circa 600 utenti. È necessario – concludono richiedendo maggiore ascolto – un intervento immediato con la rivisitazione del piano sanitario regionale. Sono ventimila gli utenti del bacino che copre il presidio ospedaliero del San Camillo. Vogliamo poter disporre di una sanità territoriale alla pari di tutti gli altri territori».

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