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“Le scarpette dell’Olocausto” un omaggio a Joyce Lussu

“Le scarpette dell’Olocausto” un omaggio a Joyce Lussu

NUORO. «Un’esperienza umana, prima ancora che artistica». Leena Galte è visibilmente emozionata mentre commenta a caldo la sua intensa interpretazione di “Le scarpette dell’Olocausto”, canzone...

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NUORO. «Un’esperienza umana, prima ancora che artistica». Leena Galte è visibilmente emozionata mentre commenta a caldo la sua intensa interpretazione di “Le scarpette dell’Olocausto”, canzone scritta dal giornalista Antonio Rojch, musiche di Marino Maillard e Joel Flateau. «Il canto del più grande dramma dell’umanità, un omaggio a Joyce Lussu per le sue scarpette rosse che ora sono diventate un simbolo» sottolinea lo stesso Rojch, autore di questo testo tanto drammatico quanto toccante, scritto per tenere fede alla memoria, per raccontare e non dimenticare il dramma dello sterminio degli ebrei, visto soprattutto con gli occhi dei bambini finiti nei campi di concentramento di Auschwitz, Dachau e Buchenwald. «I bambini ebrei, slavi, zingari, disabili venivano rasati e spogliati e poi mandati nelle camere a gas». La canzone “Le scarpette dell’Olocausto” verrà presentata online martedì sera alle ore 19 in diretta sul canale YouTube Leenagalteita (https://youtu.be/rDqvbFlH48g) con Leena Galte, e la sua voce straordinaria, e Marino Maillard, compositore franco-svizzero, musicista di grande esperienza e di caratura internazionale (con la sua band apriva i concerti della star Rod Stewart). A presentare l’appuntamento sarà lo stesso autore della canzone, Antonio Rojch. «Un testo molto profondo – lo definisce Maillard – interpretato da una cantautrice rivelazione in Sardegna per la canzone d’autore». Promosso dalla Pro loco di Nuoro, l’evento prevede gli interventi di Antonio Parisella, presidente del Museo storico della Liberazione di Roma, di Luisa Maria Plaisant, presidente dell’Istituto Joyce ed Emilio Lussu, di Pietro Sanna, pittore e cardiologo, e di Giulia Simone, docente dell’Università di Padova.

«La canzone d’autore a me piace definirla come una sorta di romanzo musicale della nostra esistenza, perché portatrice di messaggi culturali, sociali e storici» sottolinea ancora la cantautrice Leena Galte, nome d’arte di Lina Podda. Galte: omaggio al suo paese, Galtellì, e al Nobel Grazia Deledda che a Galte ha ambientato uno dei suoi romanzi capolavori, “Canne al vento”.



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