Covid, a Oliena i militari vaccinano 270 persone tra allettati e fragili

La grave carenza del medico di base che non c'è è stata segnalata ancora una volta dal sindaco

OLIENA. A Oliena scende in campo l'Esercito e le vaccinazioni fanno un salto in avanti: in stretta collaborazione con l'Asl di Nuoro, gli uomini e le donne in divisa hanno vaccinato oltre 270 persone tra allettati e cosiddetti fragili, mentre per i 500 over80 si era già provveduto in precedenza. L'accordo con l'Esercito è avvenuto in seguito all'incontro nella caserma di Prato Sardo a Nuoro del generale Francesco Olla, del commissario straordinario Ares Massimo Temussi e del sindaco di Oliena Sebastiano Congiu.

«Voglio ringraziare a nome della popolazione di Oliena l'Esercito Italiano ed in particolare il Battaglione Trasmissioni Gennargentu, per il supporto che ci è stato dato in questa campagna di vaccinazione a favore delle tante persone fragili del nostro paese - ha detto Bastiano Congiu, primo cittadino di Oiena - Oltre per l'attività svolta in modo impeccabile, vorrei esprimere la massima gratitudine anche per l'importante segnale di attenzione nei confronti di un territorio in forte difficoltà dal punto di vista sanitario, per l'ormai nota carenza dei medici di base».

Una carenza ormai preoccupante nel paese barbaricino, in cui in molti residenti sono rimasti senza medico dopo il pensionamento di tre professionisti. E dopo continue lettere e richiami alle istituzioni senza che il problema venga risolto, l'amministrazione comunale di Oliena non esclude forme di protesta eclatanti per attirare l'attenzione su un diritto fondamentale per i cittadini.

«In molti hanno dovuto ricorrere ad un medico a Nuoro, tantissimi sono ora scoperti - ha proseguito il sindaco - La sera la fila dal medico di guardia per ottenere una ricetta è diventata la norma. Può un paese vivere in perenne emergenza? A mio avviso no... Dopo l'esercito forse dovremo rivolgerci ad associazioni umanitarie come Emercency, Medici senza Frontiere? Oliena come altri paesi sardi sta diventando un fronte caldo e anche qui occorre creare dei presidi contro le ingiustizie». (ANSA).

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