«Badu ’e Carros, attesi i rinforzi»

Progetto per Nuoro: l’emergenza Covid ha contribuito a inasprire le criticità del carcere barbaricino

NUORO. «L’emergenza Covid ha contribuito a inasprire una situazione già al collasso che potrebbe essere superata con l’assunzione di 15 nuovi sottufficiali, già previsti nella pianta organica». Il movimento Progetto per Nuoro punta i riflettori su un tema rimasto nell’ombra durante tutta la pandemia. Un tema che per la politica, sia nazionale sia locale, ha scarsissimo appeal sull’elettorato: il carcere. «Il carcere di Badu ’e Carros ospita 280 detenuti, di cui 13 stranieri (la rilevazione di questi dati è del 30 aprile scorso), la maggior parte dei quali in regime di media e comune detenzione e un centinaio in regime di alta sicurezza. Poco o niente trapela sulle condizioni i vita dei detenuti, sullo stato delle strutture e dei servizi, sulle relazioni. Di certo sappiamo che il numero di agenti di polizia penitenziaria non è assolutamente adeguato a gestire in sicurezza la popolazione carceraria. Le organizzazioni sindacali denunciano un organico ridotto, condizioni e turni di lavoro massacranti».

Un quadro alquanto critico che Progetto per Nuoro mette nero su bianco dopo una serie di incontri con diverse figure, istituzionali e non, per conoscere la Casa circondariale barbaricina «e condividere con il territorio una realtà di cui poco o niente si parla». Un vero e proprio report voluto dalla Commissione Diritti civili del movimento guidato da Lisetta Bidoni a sostegno della raccolta firme promossa dall’Associazione radicale “Diritti alla follia” per sollecitare la nomina del “Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale”, come previsto dalla legge regionale n° 7 del 2011. «Un adempimento purtroppo disatteso sino ad oggi» sottolinea Progetto per Nuoro, che per quanto riguarda Badu ’e Carros rimarca la presenza di figure «che fungono da anello di congiunzione tra la realtà carceraria e la città e che per i detenuti costituiscono una finestra sul mondo esterno». In primis: la Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Nuoro, l’avvocata Giovanna Serra, come pure «i docenti e le docenti che sostengono e affiancano i detenuti nei corsi di alfabetizzazione, di preparazione al diploma di istruzione secondaria di primo e secondo grado e nei percorsi universitari, offrendo loro prospettive e opportunità di crescita culturale e professionale». E ancora: «una funzione importantissima viene svolta dai/dalle volontarie che si occupano di organizzare il tempo con varie attività ludiche e che per i carcerati costituiscono una ventata di notizie dal mondo di fuori e imprescindibili scambi umani. Sono circa dieci, oltre alle sei dell’associazione Sesta Opera, presente all’interno del carcere dai primi anni ‘80, che “in stretta collaborazione con la direzione carceraria presta assistenza e dà riposte ai bisogni pratici dei detenuti”» si legge nel report steso da Progetto per Nuoro. All’esterno del carcere, inoltre, «c’è il lavoro importante svolto dalla cooperativa sociale Ut Unum Sint, che fa capo a don Piero Borrotzu, mirato a favorire e promuovere inserimenti socio-lavorativi presso aziende agropastorali, laboratori artigianali, accompagnando i beneficiari con azioni educative e di prevenzione».

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