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Nuoro, pronto soccorso in appalto: un’ipotesi che fa discutere

Simonetta Selloni
Nuoro, pronto soccorso in appalto: un’ipotesi che fa discutere

Lo ha detto Sergio Pili dell’Ats: «Esternalizzazione? Può essere una strada» Ma è difficile attuarla nell’ospedale snodo per le patologie tempo-dipendenti 

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NUORO. Il servizio sanitario pubblico impacchettato e dato in appalto al privato. Il modello dei medici in affitto, in soccorso di una sanità in affanno attuato al Centro di emergenza territoriale dell’ospedale Delogu di Ghilarza, sembra confezionato per l’esportazione. Al San Francesco di Nuoro e al San Martino di Oristano. Almeno così lasciano intendere le dichiarazioni di Sergio Pili, direttore sanitario dell’ospedale di Sanluri, ad interim del San Martino e direttore del Dipartimento ospedaliero dell’Ats (con un incarico provvisorio). Tecnicamente si chiama “esternalizzazione”, e due giorni fa proprio al Delogu è stato lo stesso Pili a dire che «L'esternalizzazione, originariamente pensata per gli ospedali periferici, potrebbe essere una strada percorribile per strutture come il San Martino di Oristano e il San Francesco di Nuoro». La palestra dove praticare questa sperimentazione che per Ghilarza ha raccolto consensi tra amministratori pubblici locali e vertici della sanità regionale, sarebbe il Pronto soccorso. E se per Oristano c’è già un avviso di recruting, sulla bacheca Fb di Rw Italia, Bmc Health solutions h24 in cui si cercano medici “per codici minori” per il Pronto soccorso del San Martino a partire dal primo luglio (compenso 50 euro l’ora + albergo se serve), per Nuoro ancora non compare nulla. Ma potrebbe essere davvero questione di tempo. E d’altronde, l’agenzia è la stessa utilizzata per Ghilarza e per reclutare vaccinatori.

«Lunedì sarò a Cagliari per capire cosa realmente si intende fare», ha detto la commissaria della Assl, Gesuina Cherchi. Bisognerà aspettare, quindi, e nel frattempo a Nuoro, nessuna reazione ha accolto queste dichiarazioni che andrebbero a impattare sul Pronto soccorso, uno dei servizi già in fortissima sofferenza del San Francesco, il più grande ospedale dell’Ats. Il Pronto soccorso di Nuoro ha circa 40mila accessi l’anno. L’organico previsto è di 18 medici, ma in servizio ce ne sono attualmente nove a tempo indeterminato, compresa la direttrice. Per garantire le coperture dei turni, il personale è stato integrato da tre medici non specialisti assunti durante la pandemia Covid. Ci sono poi altri medici del 118 che aiutano i colleghi. Ora che si avvicina l’estate, saranno dolori: il personale dovrà usufruire delle ferie obbligate. Lo dice il contratto di lavoro. E la coperta rischia di diventare non corta: striminzita. E non è certo l’unica situazione di difficoltà, tanto da far diventare Nuoro un vero e proprio “caso sanitario”

L’ipotesi di sostegno temporaneo dell’attività del Pronto soccorso era già emersa nel corso dell’audizione dei vertici dell’Assl e dell’ospedale con la Commissione regionale Sanità. Ma una cosa è l’inserimento di figure come infermieri o tecnici, o persino di medici ma in via temporanea. Altro è dare completamente in appalto la gestione di uno dei punti cardine della sanità isolana. Nuoro, con l’Aou di Sassari e il Brotzu di Cagliari, è uno dei tre punti di snodo per le patologie tempo-dipendenti. Il Pronto soccorso del San Francesco smista pazienti per la Stroke Unit, l’Ematologia, le Malattie infettive, la Chirurgia vascolare e la Neurochirurgia. O l’Endoscopia digestiva, che per via della carenza di personale è già passata da un servizio h24 a una copertura di metà giornata.

Al San Francesco, attraverso gli anni, si sono consolidatele competenze alle quali si rivolge un territorio che va molto oltre i confini dell’Assl o della provincia. L’idea di dare in appalto la gestione di un servizio così delicato, anche con l’introduzione di professionisti con competenze inferiori, appare preoccupante. E non risolutivo dei problemi della sanità nuorese, che poi sono i problemi dei suoi utenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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