Tossilo spa rischio licenziamenti

Consigli di Macomer e Borore riuniti sul futuro del Consorzio industriale. Regione sotto accusa

MACOMER. «In un contesto di inerzia totale del governo regionale, la stessa Giunta regionale dovrebbe almeno avere la sensibilità di restituire le competenze, ponendo fine ad una stagione di commissariamento improduttivo e consentendo ai nostri Comuni l'avvio di un percorso di rilancio economico e produttivo». Così ha tuonato ieri sera il sindaco di Macomer Antonio Onorato Succu chiudendo il suo secco intervento, particolarmente critico nei confronti dell'immobilismo della Regione, di fronte ai consiglieri di Macomer e Borore e alle rappresentanze della Confindustria provinciale, della Camera di Commercio, dei sindacati e, soprattutto, al gruppo dei lavoratori della Tossilo SpA, appesi al filo sottilissimo di decisioni che non arrivano. L'oggetto dell'incontro è la fine del commissariamento del Consorzio industriale di Macomer, chiesto a più riprese dalle due amministrazioni, ora sedute insieme per affrontare la spinosa questione e per manifestare fisicamente la volontà di presidiare una tematica ritenuta essenziale per «lo sviluppo del territorio». Se da Cagliari non arrivano notizie e il passaggio rimane sospeso e a tratti persino misterioso, negli interventi in aula si puntellano e si addebitano le criticità, le carenze e il peso delle mancate risposte, a partire da quella del superamento della fase liquidatoria dell'ente fino all'assenza delle pur minima informazione sulla situazione economica dello stesso Consorzio, di cui i Comuni ignorano se sussista o meno una situazione debitoria. La sindaca di Borore Sebastiana Carboni parla di decisioni «unilaterali, gravi e arroganti» dal parte del Consorzio, esprime il disagio per la mancata elezione di un rappresentante dei soci di minoranza in sede di CdA, per il blocco inatteso di tutte le attività dell'impianto di trattamento rifiuti e per la situazione preoccupante dei sui 29 operai. «Mi risulta che si stiano facendo le prime prove in bianco dell'impianto» dice la prima cittadina bororerese denunciando, in sostanza, il mancato coinvolgimento delle maestranze della Tossilo nell'avvio della nuova fase, quella propedeutica alla messa in attività dell'inceneritore. La vera notizia arriva però da Gianni Loddo, esponente della Cisl, che annuncia – cogliendo di sorpresa tutti, compresi gli operai presenti in sala – che per il prossimo venerdì è fissata la riunione per avviare le procedure di licenziamento dei lavoratori. Un'informazione confermata subito dopo dal suo collega della Uil Trasporti, che si appella all'unità per portare avanti una lotta comune. «Il termovalorizzatore è pressoché terminato – dice nel suo intervento Mirko Santoru, parlando a nome degli operai – quando sarà pronto chi lo gestirà? Riteniamo insopportabile la mancanza di risposte e i rimpalli di responsabilità». Così emerge in tutta la sua urgenza, come era prevedibile, la portata della partita nella partita: la questione del nuovo impianto, con il tema della sua entrata in funzione, il ruolo nell'ambito del Piano regionale dei rifiuti, e il nodo della sua gestione. Dentro il caso Consorzio, imbrigliato in una liquidazione di cui non si vede la fine, in stallo resta quell'impianto di termovalorizzazione dei rifiuti oggetto di tante battaglie su fronti contrapposti e origine di altrettante fratture nel territorio. Temi caldi che ora, cambiati gli equilibri politici e i pesi specifici, restano sul tavolo di un territorio, quello del Marghine, che prova a fare fronte comune per non farsi scavalcare nelle decisioni sul suo futuro. Il risultato del consiglio congiunto sarà una mozione da inoltrare, questa volta, direttamente al presidente della Regione, visto che, per gli esponenti della politica locale, «gli altri interlocutori non sono risultati affidabili».

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