I Rocca: «I beni alla figlia, zero risarcimento ai Dore»

Proposta della madre e delle sorelle del dentista condannato per la morte di Dina La famiglia della vittima dovrebbe rinunciare alla provvisionale assegnatale

NUORO. Tutti i beni intestati al dentista di Gavoi Francesco Rocca sulla base di quello che viene ritenuto un “patto fiduciario”, verrebbero trasferiti alla figlioletta, ma in cambio i familiari di Dina Dore, mamma della bambina, per il cui femminicidio Rocca sta scontando l’ergastolo, dovrebbero sparire dai radar delle richieste risarcitorie nei confronti della famiglia Rocca. In estrema sintesi questa è la proposta che gli avvocati di Paola e Anna Rocca e Mariuccia Marchi – sorelle e madre del dentista di Gavoi Francesco Rocca –, hanno formulato ieri nell’ambito della causa che in tribunale a Nuoro le tre donne hanno intentato al dentista. Una sorta di family feud, una “disamistade familiare” tecnica i cui presupposti sono di natura squisitamente patrimoniale. Paola e Anna Rocca e Mariuccia Marchi (tutelate dagli avvocati Giovanni Pinna Parpaglia e Giampaolo Mura), sorelle e madre del professionista gli hanno fatto causa, con l’obbiettivo di “spogliarlo” dei beni di cui è titolare. La tesi è che questo patrimonio sarebbe stato fiduciariamente intestato a Francesco dal padre Tonino Rocca e dalla madre. Essendo stata però spesa la quota-parte ereditaria per pagare avvocati e onorare altri debiti del dentista, per una cifra di circa 800mila euro, quel che resta dovrebbe rientrare nell’asse ereditario familiare, cioè nelle disponibilità della madre e delle sorelle. Francesco Rocca, avendo già avuto molto di più rispetto alla parte “legittima”, dovrebbe restituire la quota eccedente.

A questa lettura si oppongono le avvocate Annamaria Busia e Francesca Calabrò, a tutela della figlia di Dina Dore, e i familiari di Dina, rappresentati dagli avvocati Massimo e Roberto Delogu. Le avvocate Calabrò e Busia si sono opposte alla tesi del “patto fiduciario”, ritenendo che sia solo un escamotage per mettere al riparo il patrimonio di Francesco Rocca dal pignoramento promosso dai Dore per il pagamento della provvisionale. Si tratta delle somme assegnate dalla Corte d’assise di Nuoro ai familiari della donna uccisa nel marzo 2008 a Gavoi. Un modo per ristorare, almeno dal punto di vista materiale, un danno atroce, la perdita drammatica di una figlia e una sorella, quantificato in 450mila euro complessivi di cui 150mila per la madre di Dina, e 100mila euro per i tre fratelli della giovane madre.

Ora, la proposta avanzata agli avvocati Pinna Parpaglia e Mura prevede sì l’intestazione dei beni alla figlia di Dina Dore e Francesco Rocca, ma mantenendo per i Rocca l’usufrutto fino al compimento del 25esimo anno della ragazza (ora ne ha 13). Si tratta della casa di Gavoi (dove venne uccisa Dina Dore), terreni a Gavoi, Gairo, Austis e Teti.

Ancora, i Rocca si offrono di pagare gli studi della nipote. E su questo punto potrebbero chiedere garanzie diverse anche le avvocate Busia e Calabrò, a tutela del futuro della ragazza. Ma tutto è subordinato al fatto che la sorella di Dina Dore, Graziella, che in tutti questi anni si è occupata della nipote, il fratello e la madre, facciano un passo indietro. O meglio, molto più che un passo: abbandonino del tutto le richieste risarcitorie.

Gli avvocati Massimo e Roberto Delogu hanno inoltrato la proposta ai familiari di Dina Dore, e la loro decisione sul punto sarà formalizzata alla prossima udienza, che dovrà essere fissata. Gli avvocati delle Rocca-Marchi hanno preferito non commentare.

La vicenda ora è a un bivio. Diritti legittimi, come quello della provvisionale per i familiari di Dina Dore, sono diventati antagonisti rispetto ai diritti altrettanto legittimi, quelli della ragazza. Drammi e dolori in una terribile altalena sui due piatti di una improbabile bilancia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes