Bosa, l’ospedale Mastino sorvegliato speciale

Confronto aperto al consiglio comunale sulla sanità. «Presto diventerà un centro di intermedicina»

BOSA. Occhi aperti per verificare che la road map tracciata dal commissario straordinario dell’Ats Massimo Temussi, emersa nella sua visita all’ospedale di Bosa lunedì scorso, diventi realtà. Non sono mancati spunti di riflessione, approfondimenti su alcuni temi specifici e generali, qualche appunto polemico, autocritiche, dita puntate sulle varie vicissitudini politico amministrative dell’ultimo ventennio, nel corso dell’incontro di ieri mattina nell’aula di piazza Carmine. Ma di fatto la riunione straordinaria del consiglio comunale, allargata alla presenza degli amministratori della Planargia (in stretta rappresentanza) e del commissario della Assl di Oristano, segna l’ennesimo avvio di un periodo da “Caschi blu” in terra di speranze di riapertura a pieno regime dei servizi ospedalieri. Con l’impegno di monitoraggio espresso anche dal consigliere regionale del Psd’Az Alfonso Marras, che per il Mastino vede anche («su questo stiamo lavorando» ha detto) il terreno adatto per un progetto pilota: quello di fare del Mastino un “Hub di servizi di intermedicina”una volta che la riforma sanitaria regionale «che entrerà in vigore non più a luglio ma a settembre» ha specificato Marras. Tra delusioni, dubbi, speranze e qualche certezza (diversi gli interventi politici e tecnici, tra cui quelli del sindaco di Modolo Omar Hassan, della capogruppo di FdI Anna Maria Carlini, del responsabile sanitario e presidente dell’Unione dei Comuni della Planargia Gian Luigi Mastinu, del responsabile del distretto Ghilarza-Bosa Sergio Obinu, per citarne alcuni) prosegue il lento cammino di vita di una struttura che, tra alti e bassi, da circa quindici anni vive una sorta di continuo stop & go. Con la pandemia, attenuata forse ma non sconfitta, che ha probabilmente reso più marcate una serie di carenze: di personale medico e specialisti, le più sentite oggi. Stop all’attività di medicina come reparto Covid-19 per cure intermedie fino al 4 luglio, il tempo di sanificare e disinfettare, e quindi ripresa dell’attività con reparto covid-free, il primo passo. Quindi: soluzione a medio termine per rendere autonomo il Pronto soccorso. Fatto questo sarà possibile riaprire il reparto di Chirurgia con interventi prima in day e quindi week surgery, l’altro tassello con ipotetico riscontro a settembre, le principali fasi della ripartenza ospedaliera. Con la strenua difesa del presidio quale struttura di zona disagiata sposata da tutti i presenti. «Sarebbe bene, in una riforma degna di questo nome, partire dalla sanità territoriale e poi adattare quella ospedaliera alle reali necessità» afferma Obinu. «Puntando magari su un più incisivo apporto della assistenza domiciliare integrata» segnala la consigliera e medico di base Daniela Brundu.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes