L’ultimo saluto di Bitti all’artista scrittore Giulio Albergoni
di Paqujto Farina
BITTI. Si sono svolti ieri a Bitti, dove era nato nel 1941, i funerali del pittore Giulio Albergoni, scomparso lunedì presso l’ospedale San Francesco di Nuoro. Intrapresi gli studi di Arte a Sassari,...
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BITTI. Si sono svolti ieri a Bitti, dove era nato nel 1941, i funerali del pittore Giulio Albergoni, scomparso lunedì presso l’ospedale San Francesco di Nuoro. Intrapresi gli studi di Arte a Sassari, fece ritorno nel suo paese natale per rimanervi stabilmente e dove, per molti anni, insegnò Educazione artistica. Fu non solo pittore, ma anche scultore e, durante la sua intensa attività artistica, autore di interessanti opere letterarie sulla lingua, in particolare della parlata bittese. Ricordiamo “Quale memoria pro so´ remitanos” scritto con Natalino Piras del 1983; “Sa memoria e i sos contos” del 1991; “Pane ‘e mele” del 1992; “Calavrina” del 1999; “Apentos. Poesia bittese a scuola” del 2001; “XXXV Crejas. Le chiese di Bitti” del 2002. Ed ancora “Le avventure di Pinocchio” tradotto in limba. «Con lui ho condiviso la passione per la ricerca di tutta la storia della poesia bittese» ha detto lo scrittore Natalino Piras. Oltre che un artista a tutto tondo Giulio Albergoni era un grande ricercatore. «Mi viene in mente un viaggio con lui a Oschiri per recuperare le poesie di Crapinu, il padre di Michelangelo Pira – ha ricordato ancora Natalino Piras –. Albergoni aveva capito molto bene quanto queste poesie avessero capacità di veicolare, versi che recitava e arricchiva con un innato talento teatrale, carico di naturale ironia». «Quella che mi ha legato a lui è stata un’amicizia di tutta la vita – ha commentato lo scrittore e antropologo Bachisio Bandinu –. Il lascito artistico e letterario di Giulio Albergoni, omine e artista, è una grande eredità, che è nostro dovere continuare a coltivare». Ad Albergoni, il poeta bittese Juanne Villa ha dedicato un’ottava: «Nove musas como pranghen a tie / Ca non bi vies prus in Ippocrene / Bi cantat attristata Melpomene / Ca trista li s’est ennita sa die / S’Elicona unu de mancu ne tene' / Oje non b'ha' bellesa manch’inie / In die chi ti dan s’urtimu vasu / De luttu han a bestire su Parnasu»
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