Sos sanità, si schiera anche il vescovo
Monsignor Carboni appoggia la protesta del comitato spontaneo del Mandrolisai
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SORGONO. Ospedali territoriali e Case della Salute senza organico, medici di medicina generale che non si trovano per gli incarichi nei piccoli comuni, chilometri di streda per avere assistenza sanitaria, disagi che ormai stanno raggiungendo l’apice nel territorio del Mandrolisai, Gennargentu e Barbagia. Da 16, salgono a 17, con l’adesione di Fonni, le comunità che hanno aderito alla grande mobilitazione permanente a favore della sanità territoriale che ora incassa anche la solidarietà dell’arcivescono di Oristano Roberto Carboni. «Faccio mia la preoccupazione dei cittadini – scrive in una lettera rivolgendosi al comitato promotore Sos Sanità Barbagia Mandrolisai – e la vostra richiesta alle autorità competenti in materia perché si valutino con attenzione tutte le conseguenze se si dovesse dare seguito alla chiusura dell’ospedale in termini di disagi. Auspico che le autorità a cui è rivolta la petizione sappiano mettersi in ascolto di questa richiesta, per il bene dei cittadini».
Intanto è confermata la seconda manifestazione prevista per il 26 giugno prossimo, «dove le uniche bandiere permesse saranno quelle dei cartelloni preparati dai bambini del territorio nelle loro scuole – spiega l’attivista Pina Cui – poiché l’unico colore politico che dovrà emergere, sarà quello del futuro dei nostri paesi. Questa manifestazione va avanti per Sorgono, per il suo ospedale e per il diritto alla salute, ma va avanti anche per la sanità della provincia, e tutti insieme lotteremo fino a quando non vedremo azioni concrete anche per l’ospedale di Nuoro ad esempio, ma anche per i medici di base, e per tutti i servizi sanitari che piano piano stiamo vedendo allontanarsi».
Il comitato si sta muovendo su più fronti, e oltre alla mobilitazione pacifica attuata con tre diverse marce simultanee il 29 maggio scorso è attiva sul web con una raccolta firme che ha raggiunto quasi duemila adesioni. Anche il gruppo Giovani per la sanità Bmg, attivo sui social, si sta strutturando per dare man forte nella battaglia collettiva per i servizi sanitari territoriali e chiama a raccolta i giovani nelle modalità a disposizione del web.
«Dopo una prima fase di strutturazione interna in gruppi di lavoro, al fine di iniziare a studiare il quadro normativo di riferimento, raccogliere dati e analizzare i servizi del Presidio ospedaliero e del Distretto sanitario – scrivono rivolgendosi a tutte i sottoscrittori di una lettera pubblica per salvare l’ospedale san Camillo – crediamo sia giunta l’ora di coinvolgere tutte le persone di buona volontà che sentono di poter dare un contributo alla causa». (m.c.)
Intanto è confermata la seconda manifestazione prevista per il 26 giugno prossimo, «dove le uniche bandiere permesse saranno quelle dei cartelloni preparati dai bambini del territorio nelle loro scuole – spiega l’attivista Pina Cui – poiché l’unico colore politico che dovrà emergere, sarà quello del futuro dei nostri paesi. Questa manifestazione va avanti per Sorgono, per il suo ospedale e per il diritto alla salute, ma va avanti anche per la sanità della provincia, e tutti insieme lotteremo fino a quando non vedremo azioni concrete anche per l’ospedale di Nuoro ad esempio, ma anche per i medici di base, e per tutti i servizi sanitari che piano piano stiamo vedendo allontanarsi».
Il comitato si sta muovendo su più fronti, e oltre alla mobilitazione pacifica attuata con tre diverse marce simultanee il 29 maggio scorso è attiva sul web con una raccolta firme che ha raggiunto quasi duemila adesioni. Anche il gruppo Giovani per la sanità Bmg, attivo sui social, si sta strutturando per dare man forte nella battaglia collettiva per i servizi sanitari territoriali e chiama a raccolta i giovani nelle modalità a disposizione del web.
«Dopo una prima fase di strutturazione interna in gruppi di lavoro, al fine di iniziare a studiare il quadro normativo di riferimento, raccogliere dati e analizzare i servizi del Presidio ospedaliero e del Distretto sanitario – scrivono rivolgendosi a tutte i sottoscrittori di una lettera pubblica per salvare l’ospedale san Camillo – crediamo sia giunta l’ora di coinvolgere tutte le persone di buona volontà che sentono di poter dare un contributo alla causa». (m.c.)
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