Lo “schiaffo” della Ue scatena la rabbia di sindaci e produttori del Nuorese

L’embargo di 10 anni rischia di vanificare un lungo percorso. Da Oliena a Desulo e Orgosolo: si trovi subito una soluzione 

NUORO. Sembrava che il peggio fosse passato invece restano ben 10 gli anni di embargo imposti dall'Unione Europea per le carni suine sarde. Una prescrizione estrema estesa a tutto il territorio regionale che resiste nonostante, per quanto riguarda la peste suina che è la causa dei divieti imposti da Bruxelles, da 33 mesi non si verifichino focolai e da 26 non si registrino casi positivi. Un embargo per le vendite, limitato alla sola isola, divenuto ancora più pesante dopo l’esplosione del Covid-19, l’adozione delle misure di confinamento e in particolare la chiusura dei canali Horeca. Una condanna quasi più grave della peste stessa, combattuta per 40 anni, che pende anche sugli allevamenti suinicoli delle zone interne, 2.388 quelli del Nuorese con 23.470 capi e 1.081 quelli dell'Ogliastra con 11.644 suini.

«Un settore dalle grandi potenzialità oltremodo penalizzato dalle rigide limitazioni ormai non più giustificabili – afferma il presidente di Coldiretti Nuoro Ogliastra Leonardo Salis –. E’ il momento dell’unità e di fare fronte comune per portare la nostra voce in Europa rivendicando l’agognato via libera alla commercializzazione fuori dal perimetro regionale». I produttori del territorio non ci stanno e chiedono provvedimenti: «Noi abbiamo scelto di lavorare carni nazionali e non scenderemo a patti per carni provenienti da altre nazioni – dice Nina Puddu dell'omonima azienda agricola di Oliena –. È un duro colpo per l'economia sarda e per chi in questi anni ha rispettato le regole investendo per mantenere e allevare il bestiame. In Europa, anche nelle altre nazioni non sono esenti da vari tipi di peste animale. Si sbrighino Regione e Governo che fino ad ora non ci hanno dato alcun riscontro: siamo trattati come fanalino di coda, è una vergogna».

Così Ercole Perino, tecnologo alimentare di Talana: «L'ennesima vergogna da parte delle nostre istituzioni. Solo la Sardegna è penalizzata da questo sistema assurdo. Sarebbe opportuno avviare un tavolo che coinvolga gli esperti del ministero e dell'Unione Europea per trovare una soluzione immediata, sempre che qualcuno si sia preoccupato di trasmettere a Bruxelles i dati aggiornati sulle vaccinazioni dei capi». I sindaci del Nuorese sono sul piede di guerra: «Accogliamo malissimo questa decisione e auspico che sia i consiglieri regionali che i parlamentari si attivino immediatamente presso i nostri referenti in Europa. Proprio a Desulo – commenta il sindaco Gian Cristian Melis – è stato inaugurato un percorso virtuoso che ha visto più di 10 aziende regolarizzarsi secondo le normative e ce ne sono almeno altre 20 in attesa di autorizzazioni. Se questa decisione fosse confermata, sarebbe una tragedia per un paese storicamente votato alla suinicoltura. Rischia di essere una istigazione a delinquere». E Dionigi Deledda, sindaco di Orgosolo: «Un problema che si trascina da cinquant'anni. Si tratta – dice – di una questione di politica nazionale che incide in modo determinante sulla nostra economia e in modo importante su tutta una serie di aspetti che sono anche sociali. Non dobbiamo più essere abbandonati, ragioniamo una soluzione definitiva con chi siede a Roma e a Bruxelles».


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