Disabili verso l’autonomia grazie al lavoro solidale
di Stefania Vatieri
Il progetto WeAr, capofila la cooperativa Lariso di Nuoro, è destinato a 10 ragazzi Impareranno sul campo in base alle loro capacità. Poi l’inserimento in azienda
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NUORO. We Are Reality, noi siamo realtà: quando il lavoro è solidale. C’è chi sogna di diventare un cuoco, chi invece vorrebbe sfondare nel teatro e chi punta a una carriera da cake designer: sono i ragazzi del progetto WeAr, finalizzato a sostenere l’inclusione sociale e lavorativa di giovani con difficoltà d’apprendimento e giovani autistici. Attraverso il miglioramento di metodologie di formazione e di affiancamento con l’ apprendimento basato sul lavoro, i ragazzi saranno accompagnati in specifici percorsi che tengono conto delle peculiari vocazioni di ciascuno, con l’obiettivo finale di un inserimento lavorativo. Un partenariato che mette a confronto le buone pratiche di ciascun Paese coinvolto, Italia Germania Portogallo, e che vede come capofila dell’iniziativa la cooperativa sociale nuorese Lariso. L’iniziativa, dedicata a giovani di età compresa tra i 19 e i 29 anni, è stata illustrata qualche giorno fa al Cesp di Prato Sardo con la presentazione del partenariato italiano, portoghese e tedesco che sta gestendo il Progetto Erasmus WeAR. All’incontro hanno partecipato i responsabili delle organizzazioni componenti il partenariato, Lariso onlus di Nuoro, Studio Lp e Fondazione A18 di Cagliari, la Agenzia tedesca Ib Sud di Stoccarda e la Organizzazione portoghese Associação Teatro Construção di Vila Nova de Famalicao. «Siamo molto orgogliosi e felici di presentare questo progetto che per tanti potrebbe significare una rinascita – spiega Silvio Obinu, presidente della cooperativa sociale Lariso –. Mentre tutto si era bloccato a causa del lockdown noi non ci siamo fermati e a marzo abbiamo partecipato al bando. Oggi siamo all’inizio di questo lungo percorso che vedrà i nostri operatori impegnati per un anno intero nella formazione, lo step successivo sarà l’individuazione dei giovani da coinvolgere in questa esperienza più unica che rara che potrebbe spalancare loro le porte per una vita più normale. Il vero problema – aggiunge – sopratutto nel nostro territorio è come e dove collocare i ragazzi autistici dopo i 18 anni. Purtroppo spesso sono abbandonati a loro stessi e tanti nonostante le difficoltà sotto alcuni punti di vista sono dotati di capacità e competenze fuori dal comune: l’obiettivo è scovarle». Un sogno che potrebbe andare a braccetto con l’imminente apertura del centro terapeutico per autistici di Marreri, ferma al palo da oltre sei anni per un cavillo burocratico che ora sembrerebbe risolto. In ogni paese il percorso sarà realizzato coinvolgendo 10 giovani con disabilità e disagio ed in particolare giovani autistici ad alto funzionamento e giovani con difficoltà di apprendimento. Il percorso di formazione in aula sarà caratterizzato da approcci potenziati, trasferimento di competenze attraverso l’utilizzo di strumenti sperimentali e rinforzo di competenze trasversali utili per operare in azienda. Saranno identificate e studiate attitudini e competenze degli allievi, per la selezione di imprese coerenti per la successiva sperimentazione in azienda e/o autoimprenditorialità. La sperimentazione in azienda della durata di 3 mesi coinvolgerà ciascun giovane, affiancato da tutor educatori che monitoreranno e favoriranno il loro corretto approccio al lavoro. Le attività di apprendimento per gli educatori e formatori delle tre organizzazioni saranno completate a ottobre in Portogallo. Un anno di tempo per acquisire trumenti e nozioni necessarie per regalare un futuro a giovani disabili con tanti sogni nel cassetto e poche possibilità per poterli realizzare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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