Morte sul lavoro a Orosei: il racconto di un collega della vittima
NUORO. Nuova udienza davanti al giudice Alessandra Ponti per la morte di Antonello Mereu, l’operaio di una cava di marmo, deceduto a Orosei il 12 marzo 2014. Gli imputati: Giovanni Mele, titolare...
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NUORO. Nuova udienza davanti al giudice Alessandra Ponti per la morte di Antonello Mereu, l’operaio di una cava di marmo, deceduto a Orosei il 12 marzo 2014. Gli imputati: Giovanni Mele, titolare della società “Mele Giovanni e Figli srl” (difeso dagli avvocati Basilio Brodu e Gianfranco Mattana), Sergio Floris, responsabile del servizio di prevenzione nello stabilimento (difeso dal legale Fabio Serra) e Ignazio Masala, direttore dei lavori (difeso dagli avvocati Giovanni Colli e Pasqualino Moi), devono rispondere di omicidio colposo e cooperazione colposa, per aver omesso l’individuazione dei pericoli, la valutazione dei rischi a questi associati ma anche la definizione di adeguate misure di prevenzione e protezione nella cava. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile con l’avvocato Pietro Salis. Ieri sono stati sentiti i testi del pm Ilaria Pais. «Avevamo iniziato a lavorare alle 5 – ha detto Giovanni Flore –. Con me c’erano Antonello Mereu e Fabio Useli, ma mentre io ero rimasto al primo tornante, loro erano scesi di due piani a bordo di una terna. Antonello come me si occupava del taglio dei blocchi, mentre Useli del trasporto. Intorno alle 6,20 avevo sentito un suono prolungato del clacson della terna. Avevo pensato subito a un incidente. Dalla mia postazione avevo visto gli altri operai che cercavano di attirare la mia attenzione con le braccia. Dall’alto avevo visto Antonello a terra, supino e vicino a lui del sangue. Useli cercava di soccorrerlo. Il corpo era parallelo al taglio della macchina, la testa verso i blocchi, mentre i piedi erano rivolti al paracolpi. Io – ha aggiunto il teste – non ero sceso nel luogo dell’incidente. Ricordo, però, che la macchina tagliatrice era spenta». Flore alla domanda della parte civile, se la vittima al momento dell’incidente avesse i dispositivi di protezione individuale, e se stesse lavorando da solo o con Useli, non ha saputo rispondere. «Tra me e il luogo dell’incidente c’erano tre rampe. Antonello e Useli erano scesi insieme con la terna». (k.s.)
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