Omaggio a Dante Alighieri con il canto della Barbagia

Alessandro Catte e il tenore Mialinu Pira di Bitti protagonisti a Taranto e Matera Lunghi applausi dopo i due concerti con l’Orchestra della Magna Grecia

NUORO. Sardegna grande protagonista in Puglia e in Basilicata per l’omaggio al Sommo Poeta. “Dante. I canti della terra” è il titolo del progetto realizzato dalla prestigiosa Orchestra della Magna Grecia di Taranto, che ha chiamato a raccolta diverse regioni unite sotto il segno di Dante Alighieri e... dei canti sardi. In prima fila, infatti, nei concerti di Matera e Taranto, c’erano il cantante nuorese Alessandro Catte e il tenore Mialinu Pira di Bitti.

La direzione artistica affidata al maestro Roberto Molinelli prevedeva diversi momenti di unione e confronto. Il concerto si è aperto con un saluto da parte dell’orchestra sinfonica Magna Grecia che ha eseguito una suite dedicata all’opera lirica italiana curata sempre dallo stesso Molinelli. Il concerto è entrato nel vivo con l’esecuzione di “Commediterranea”, una suite inedita sempre composta dal maestro Molinelli (impressionate il suo curriculum, da direttore dell’orchestra del festival di Sanremo alla composizione della musica per lo spot della pasta Barilla) sui testi di Dante per orchestra sinfonica aggiunta della sezione pop (batteria, basso, chitarra elettrica, e tastiere). Il tenore Mialinu Pira composto da Omar Bandinu (Bassu), Marco Serra (contra), Bachisio Pira e Arcangelo Pittudu (oche e mesu oche), è stato interprete nel primo brano dove ha eseguito accompagnato dai violoncelli e contrabbassi il testo “Oro e argento fine, cocco e biacca” regalando alle parole del sommo poeta le atmosfere tipiche del canto a tenore. Un’interpretazione affascinante che ha destato subito l’attenzione dei presenti nei confronti del canto tradizionali sardo. A seguire poi il brano “Ciò che non more” scritto sempre da Roberto Molinelli. Un pezzo splendido quanto impegnativo affidato alla voce di Alessandro Catte che ha strappato applausi e bis nelle due serate. Ha chiuso questa prima parte del concerto il pezzo “L’aiuola che ci fa tanto feroci” interpretato sempre da Alessandro Catte supportato stavolta dalle voci di tre coristi. Una prima esecuzione di questa suite legata ai 700 anni dalla morte di Dante Alighieri che è stata particolarmente apprezzata. Il concerto è proseguito con “I canti della terra”. Di nuovo protagonista il Tenore Mialinu Pira di Bitti che ha eseguito “Oche ‘e notte” e “Ballu lestru”. Il gruppo di Bitti ha catalizzato l’attenzione di tutti suscitando interesse, curiosità e ammirazione da parte del pubblico che non ha lesinato consensi verso quel modo di cantare dichiarato patrimonio immateriale dall’Unesco. Alessandro Catte si è invece presentato con due brani tratti dal suo repertorio “Frore galanu” e “Umbra che a tie” che per l’occasione sono state eseguite dall’orchestra sinfonica. La lingua sarda unita alla vocalità e alle melodie dei brani hanno decretato un importante consenso del pubblico anche in questo caso. Bis per tutte le forze artistiche coinvolte. Il Mialinu Pira ha fatto sentire l’Ave Maria e Alessandro Catte un’intima “Non potho reposare” fatta con chitarra e voce. È stato un incontro importante per tutti. L’orchestra della Magna Grecia di Taranto gode di una fama internazionale che l’ha portata ad esibirsi in tutti i continenti e in diversi generi musicali. La settimana prima faceva concerto con Roberto Vecchioni.

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