Il mistero della flotta russa al largo dell’isola: gli Usa a caccia di tracce radioattive
In volo il super aereo “nuclear sniffer”. La analogie con la Ursa Major affondata a Cartagena
Sassari La “flotta ombra” resta al largo della Sardegna mentre sui cieli dell’isola compare un rarissimo Wc-135r Constant Phoenix dell’aeronautica statunitense. Si tratta di un super aereo progettato appositamente per il campionamento atmosferico, con il compito specifico di rilevare particelle radioattive disperse nell’aria. Un “annusatore volante” dall’olfatto molto sviluppato che permette ai militari Usa di raccogliere dati relativi a test nucleari, rilasci radiologici o altri eventi – come gli incidenti – che coinvolgono materiali nucleari. Secondo il sito itamilradar.com la presenza del velivolo è un evento rarissimo che indica “requisiti di monitoraggio più stringenti, che vanno oltre la deterrenza quotidiana”. Dunque, sempre che le attività russe e quelle statunitensi siano collegate, nei mari e nei cieli dell’isola è stata calata una coppia di “assetti militari pesanti” degna di una romanzo di Tom Clancy che dipinge un quadro strategico molto più complicato di quanto facesse ipotizzare la sola rotta “impazzita” della flottiglia russa. Perché se i russi sembrano cercare qualcosa in mare mentre gli americani annusano tutto dall’alto con il loro “nuclear sniffer”, allora la questione potrebbe diventare molto seria.
I controlli in mare
Mentre la flotta della morte delle Federazione russa pendola davanti alle coste dell’isola, l’attenzione della Nato aumenta. La marina italiana ha annunciato di aver impiegato unità navali, forse due fregate (la Spartaco Schergat e la Virginio Fasan), elicotteri e aerei per un monitoraggio costante delle attività del cargo “Sparta IV” e della flottiglia che lo scorta, composta da un cacciatorpediniere, il Severomorsk, e della petroliera Kama. Lo schema di navigazione è lo stesso dei giorni scorsi, solo spostato più a nord. La flotta ombra “pendola” da nord a sud, in acque internazionali, nel tratto di mare compreso tra Siniscola e Capo Comino. Nonostante ogni mossa sia sotto stretta osservazione ormai da diversi giorni, non esistono al momento spiegazioni ufficiali di un comportamento di questo tipo. Intanto il caso è arrivato in parlamento con due interrogazioni parlamentari dei deputati sardi Ghirra e Giagoni. Anche Raffaele Fitto, vice presidente della Commissione europea, ha espresso il suo parere: «La presenza della nave russa davanti alle coste dell’isola conferma l’esigenza di attenzione nazionale ed europea su difesa e sicurezza”. Mentre il caso monta a livello istituzionale, dal passato recente arriva un antefatto poco rassicurante.
Il precedente
La Ursa Major era un altro cargo “ibrido”. Apparentemente si tratta di un mercantile ma in realtà il battello aveva compiti strategici, come il trasporto di apparecchiature militari o le azioni d’intelligence. Il passato è d’obbligo perché l’Ursa Major è affondata il 23 dicembre 2024 al largo di Cartagena, in Spagna, dopo una misteriosa esplosione nella sala macchine. “Ursa Major”, però, era solo l’ultimo nome del cargo: prima si chiamava Sparta III. Il nome era stato scelto dalla società Oboronlogistika, la stessa che detiene la proprietà della Sparta IV e che è nota per essere impegnata nel trasporto merci per conto del ministero della Difesa russo. Secondo alcune fonti, gli ucraini di Crimean Wind e i russi di Mediazona, quando è affondata la Ursa Major trasportava anche “due portelli da 45 tonnellate per reattori nucleari”. Quello che invece è quasi certo è che la Ursa facesse parte del Syria Express, una flotta di navi destinate al porto siriano di Tartus per il ritiro di apparecchiature militari impegnate in medioriente e destinate al fronte ucraino. Forse, lo stesso compito della Sparta IV.
