Contratto d’area, la storia infinita
Il Consorzio industriale chiede alla Provincia il pagamento delle opere di urbanizzazione a Ottana
OTTANA. Ha il sapore della beffa l’ultima notizia che arriva dal Contratto d’area, il piano di investimenti varato nel 1999 che avrebbe dovuto cambiare le sorti della Sardegna centrale e disegnare l’industria del terzo millennio nella piana di Ottana. A distanza di ventidue anni, e dopo 168 milioni di investimenti di danaro pubblico, il risultato di quel piano che prometteva l’apertura di 29 nuove aziende e 1300 posti di lavoro è sotto gli occhi di chiunque si rechi in quei luoghi, tra capannoni abbandonati e terreni bruciati dal sole. Per la cronaca, solo una delle aziende previste sulla carta è arrivata ai giorni nostri. Le altre erano truffe nella maggior parte dei casi, fabbriche che neppure videro la luce. Quelle che aprirono chiusero nel volgere di due o tre anni.
La notizia di oggi, la beffa appunto, è che è giunto il momento del conto da pagare per le opere di urbanizzazione e dei servizi tecnologici, progettati, sempre nel 1999, per l’annunciata rivoluzione industriale di Ottana, e dunque pensati in grande, dalla rete elettrica a quella telematica, dal miglioramento delle strade al potenziamento del depuratore consortile. Tutto sovradimensionato, alla luce di quanto accaduto, e sostanzialmente inutile, vista la mancanza di industrie. Eppure c’è un conto da pagare, e lo presenta il Consorzio industriale provinciale di Nuoro al responsabile unico del Contratto d’area, la Provincia di Nuoro nella persona del suo commissario straordinario. Il quale a sua volta dovrà girare la richiesta al ministero dello Sviluppo economico. Che già una decina d’anni fa aveva chiuso il rubinetto dei fondi pubblici visto il fallimento del piano.
Nel 1999 il consorzio nuorese poteva contare su un finanziamento di quasi venti miliardi di lire, circa 10 milioni di euro. Ne ha speso 11 e 242 mila, fa sapere nella delibera di rendicontazione dei lavori eseguiti approvata nelle scorse settimane, e non si capisce perché lo faccia solo adesso, visto che i lavori sono stati eseguiti da anni e gli ultimi collaudi risalgono al 2016. Il problema è che all’appello mancano circa tre milioni: la differenza tra quanto ottenuto dal ministero negli anni e quanto effettivamente speso, spesso facendo ricorso alla Cassa depositi e prestiti. Tre milioni sono una cifra tutto sommato trascurabile se paragonata al flusso di denaro pubblico sperperato a Ottana (si calcola che dagli anni 70 in poi siano stati investiti due miliardi di euro), eppure lasciano il sapore amaro della beffa per una vicenda che si pensava archiviata e invece si rivela una storia infinita, con mille sfumature. Come il caso dell’ex direttore generale della Provincia di Nuoro, Manuel Delogu, sotto processo in sede penale per abuso d’ufficio, essendosi attribuito uno stipendio aggiuntivo di 130 mila euro l’anno quale responsabile del Contratto d’area. In sede civile è già stato condannato a rifondere la Provincia dei 260 mila euro intascati indebitamente: come responsabile del nucleo di valutazione dell’ente, l’ufficio interno che certifica la correttezza dei procedimenti, aveva confermato a se stesso che era tutto in regola. Accadeva nel 2013, quando il contratto era morto e sepolto da almeno un lustro, visto che la Provincia dal 2005 aveva cominciato a chiedere indietro i fondi concessi per iniziative industriali mai realizzate. Eppure nel sito web dell’ente, sino al 2020, compariva il link alla pagina del Contratto d’area, anche se cliccando appariva la scritta “in allestimento”, benché fosse stato appaltato nel 2011 per 29 mila euro. Oggi, con più senso della realtà, non compare più, come se si volesse cancellare assieme a una delle speculazioni più ciniche sullo sviluppo industriale della Sardegna centrale.
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