Scatta l’allarme tombaroli ricoperto il sito romano
di Giusy Ferreli
Riflettori puntati sull’insediamento rinvenuto a pochi chilometri da Tertenia Paola Mancini: «Intervenuti con membrane impermeabili e sacchi di sabbia»
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TERTENIA. La collinetta di Fusti ‘e Carca cela un tesoro inestimabile: le vestigia di un antico insediamento romano. Una quarantina di ambienti che, rinvenuti, scavati e restaurati nel corso dei lavori per la realizzazione del lotto 1 della nuova statale 125 Orientale sarda, sono stati ricoperti per sottrarli agli effetti delle intemperie e all’azione dei tombaroli.
Le operazioni di copertura del sito archeologico, rinvenuto a pochi chilometri da Tertenia e sorto lungo l’asse viario romano che collegava il nord e il sud della Sardegna, si sono concluse nei giorni scorsi.
«L’area, che ha avuto una lunga frequentazione che va dal IV secolo a.C. al VI secolo, è stata ricoperta da una membrana impermeabile su cui sono stati adagiati sacchi di pomice o, dove non ci sono, di pomice sciolta. A coprire un altro strato di tessuto impermeabile con al di sopra terra mista a sabbia» sottolinea l’archeologa Paola Mancini, capo dei lavori di scavo e di restauro, che aggiunge: «la ricopertura dell’area archeologica, per quanto abbia costituito un certo dispiacere per tutti coloro che hanno contribuito a riportarla alla luce, era necessaria per garantire il livello massimo di tutela del sito stesso, soprattutto, per le fragili strutture murarie costituite da pietre, per lo più piccole, e malta di fango e le pavimentazioni in terra battuta e sottili lastre di scisto».
L’unica possibilità per scongiurare la ricopertura del sito ogliastrino, come più volte rimarcato dagli archeologi e dalla Soprintendenza, sarebbe stata la predisposizione di un progetto di valorizzazione e fruizione con un piano di gestione del sito.
Nel frattempo, i reperti rivenuti a Fusti’ e Carca sono al centro di una delicata opera di restauro nel centro di Li Punti.
Tra questi, le anfore sigillate all'interno di un deposito da un incendio che distrusse parte del complesso e un piattello rolled rim utilizzato per il rito di fondazione.
Ora esperti e appassionati sperano che l’amministrazione comunale di Tertenia abbiano a cuore questo importante ritrovamento e che promuovano azioni per la tutela e la valorizzazione del sito archeologico.
Senza una gestione e dunque una manutenzione continua dei monumenti si rischia infatti di perderli per sempre, come dimostrano i tanti casi in Sardegna e anche a Tertenia dove il pozzo sacro di Sa Brecca è in gran parte crollato «a conclusione delle attività di progettazione e del piano di gestione, quando il sito verrà riscoperto – conclude l'archeologa –, sarà in perfettamente integro e pronto per essere fruito. Bello e imponente come a conclusione dei lavori».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Le operazioni di copertura del sito archeologico, rinvenuto a pochi chilometri da Tertenia e sorto lungo l’asse viario romano che collegava il nord e il sud della Sardegna, si sono concluse nei giorni scorsi.
«L’area, che ha avuto una lunga frequentazione che va dal IV secolo a.C. al VI secolo, è stata ricoperta da una membrana impermeabile su cui sono stati adagiati sacchi di pomice o, dove non ci sono, di pomice sciolta. A coprire un altro strato di tessuto impermeabile con al di sopra terra mista a sabbia» sottolinea l’archeologa Paola Mancini, capo dei lavori di scavo e di restauro, che aggiunge: «la ricopertura dell’area archeologica, per quanto abbia costituito un certo dispiacere per tutti coloro che hanno contribuito a riportarla alla luce, era necessaria per garantire il livello massimo di tutela del sito stesso, soprattutto, per le fragili strutture murarie costituite da pietre, per lo più piccole, e malta di fango e le pavimentazioni in terra battuta e sottili lastre di scisto».
L’unica possibilità per scongiurare la ricopertura del sito ogliastrino, come più volte rimarcato dagli archeologi e dalla Soprintendenza, sarebbe stata la predisposizione di un progetto di valorizzazione e fruizione con un piano di gestione del sito.
Nel frattempo, i reperti rivenuti a Fusti’ e Carca sono al centro di una delicata opera di restauro nel centro di Li Punti.
Tra questi, le anfore sigillate all'interno di un deposito da un incendio che distrusse parte del complesso e un piattello rolled rim utilizzato per il rito di fondazione.
Ora esperti e appassionati sperano che l’amministrazione comunale di Tertenia abbiano a cuore questo importante ritrovamento e che promuovano azioni per la tutela e la valorizzazione del sito archeologico.
Senza una gestione e dunque una manutenzione continua dei monumenti si rischia infatti di perderli per sempre, come dimostrano i tanti casi in Sardegna e anche a Tertenia dove il pozzo sacro di Sa Brecca è in gran parte crollato «a conclusione delle attività di progettazione e del piano di gestione, quando il sito verrà riscoperto – conclude l'archeologa –, sarà in perfettamente integro e pronto per essere fruito. Bello e imponente come a conclusione dei lavori».
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