La Nuova Sardegna

Nuoro

Festival dei borghi, il bis nel 2022

Francesco Pirisi
Festival dei borghi, il bis nel 2022

Orani, Orgosolo, Mamoiada e Ottana celebrano il successo dell’evento. E si pensa all’anno prossimo

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NUORO. Nei paesi della provincia che si spopolano un’iniezione di energia con il “Festival dei borghi”, finanziato dal ministero della Cultura. Un mese di laboratori, spettacoli, visite guidate a monumenti e aziende locali, nei paesi di Orani, Ottana, Mamoiada e Orgosolo. Tutto sotto il titolo di “abitare connessioni”, che nell’era della rete è, però, soprattutto la possibilità che le realtà di ogni borgo siano legate tra di loro e poi con quelle del territorio. Il sodalizio “Sardarch” ha guidato l’iniziativa, nella quale si sono cimentati professionisti dell’animazione, docenti universitari, artigiani, artisti, e una quarantina di volontari tra i ragazzi delle quattro comunità. Ieri a Nuoro il consuntivo della manifestazione, che ha potuto contare sul sostegno dei Comuni, di Sardegna Teatro e della Fondazione di Sardegna. Il festival e i suoi segni particolari nelle parole di Enrica Puggioni, dirigente di “Sardarch”: «Si è trattato di un evento di comunità, incentrato sui giovani. Il metodo – ha aggiunto – è stato di saldare formazione e produzione». L’organizzatrice, affiancata da Nicolò Fenu e Matteo Lecis Cocco-Ortu, ha anche parlato del fine ultimo: «Nei paesi che si spopolano, riscoprire valori e talenti, da connettere, appunto, e invogliare le persone a visitarli, ad abitarli». La ricetta ha sfornato un buon “piatto” di cultura e incontro sociale, a sentire ieri Antonio Fadda e Luciano Barone, sindaci di Orani e Mamoiada, e Barbara Pittalis, assessora a Ottana. Concetto che organizzatori e amministratori municipali hanno affidato ai numeri.

Gli eventi hanno coinvolto 250 bambini, 46 tra sodalizi e operatori locali, a partire dagli artigiani che nei quattro paesi realizzano le maschere antiche o che allevano il bacco da seta e ne lavorano il prodotto. La “summer school” (“scuola estiva”) ha messo insieme 50 attività, la metà delle quali in presenza. Il pubblico è stato anche quello del web, con 107mila post su Facebook e 8mila interazioni. Mentre sono stati oltre tremila gli spettatori degli spettacoli. Spulciando tra le attività, a iniziare proprio da quelle della “summer school”, da ricordare 8 progetti di arte pubblica (realizzati con i docenti e gli studenti dei corsi di architettura), 7 residenze artistiche, le produzioni di 12 “performer” amatoriali e di 4 artigiani. Il festival è poi stato una serie di eventi di spettacolo, dove si è incontrata la tradizione locale e anche l’espressività artistica d’oltre confine. Il territorio vi ha partecipato con i gruppi in maschera di Ottana e Mamoiada, i “tenores” e i cori femminili di Orgosolo, i gruppi di ballo sardo. Il festival è stato anche l’occasione per visitare i musei Nivola di Orani, della maschera mediterranea, a Mamoiada, che ha unito all’offerta della manifestazione anche il circuito “Abitare Mamoiada” e la degustazione di 17 aziende vitivinicole. Ottana ha anch’essa proposto l’esposizione delle “maschere nere” (“caratzas”), mentre Orgosolo ha presentato il laboratorio di panificazione. Tra i centri d’interesse i dibattiti in piazza. Ottana lo ha fatto interrogandosi sull’industrializzazione, iniziata negli anni ’70 e finita un paio di decenni più tardi. Insomma, un mese con popolazioni in festa, ma anche vogliose di capire il presente e l’avvenire. Tra i convenuti all’atto finale (in attesa di replica nel 2022), alcuni commenti. Il sindaco di Orani, Fadda: «Una settimana di cultura di alto livello». Pittalis, da Ottana: «C’è stata la possibilità di rivivere il nostro passato e progettare il futuro». Marco Zoppi, della Fondazione di Sardegna: «Il festival c’insegna che dobbiamo tornare a “su connotu”, alla collaborazione sociale».
 

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