«Oncologia, a Nuoro vogliamo il nostro reparto»
Kety Sanna
L’associazione di malati Vivere a colori all’incontro con l’assessore: «Ripristini terapie e organici del San Francesco»
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NUORO. «Ce l’abbiamo fatta. Come avevamo promesso abbiamo portato a Cagliari la valigia colma delle testimonianze di noi malati oncologici e di tutti quelli con gravi patologie. Abbiamo consegnato all’assessore alla Sanità le nostre preoccupazioni, le sofferenze e le angoscianti incertezze per l’attesa delle prestazioni sanitarie che non sempre vengono garantite». L’associazione Vivere a Colori, con 6mila iscritti, venerdì era lì, davanti al palazzo della Regione durante la marcia per la Sanità pubblica che ha visto migliaia di manifestanti per rivendicare il diritto alla salute. Era ancora buoi quando i pullman dei malati dell’associazione nuorese sono partiti alla volta di Cagliari. Lì, dal giorno prima c’erano due camper che venerdì sono diventati il quartier generale di Vivere a colori. «Abbiamo marciato idealmente – ha detto la presidente Marilena Pintore – siamo immunodepressi e i nostri fisici non avrebbero retto. Ma con tenacia siamo riusciti ad avere l’incontro con l’assessore che ha accolto una nostra delegazione di uomini e donne che hanno rappresentato migliaia di persone che ogni giorno lottano per il diritto alle cure. È stato un incontro costruttivo, in cui Nieddu si è mostrato disponibile. Gli abbiamo chiesto che al San Francesco possano essere garantite di nuovo terapie e interventi chirurgici. Abbiamo chiesto, l’immediata ripresa dei percorsi diagnostici e terapeutici, nonché il potenziamento dei reparti, con il ripristino delle piante organiche attraverso nuove assunzioni. Abbiamo consegnato le 12mila firme raccolte in questi lunghi mesi di lotte per il nostro ospedale e per il diritto alla salute pubblica e gratuita».
Una battaglia iniziata nel corso della prima ondata dell’emergenza sanitaria, e poi proseguita per mesi con tanto di proteste dei malati che si erano incatenati all’ingresso del San Francesco , con la speranza di far cambiare idea alla direzione aziendale che aveva disposto lo spostamento del reparto di Oncologia nei locali precedentemente occupati dalla Pediatria. Da allora a oggi la situazione non è cambiata: il reparto tra la Rianimazione e l’Ematologia è stato destinato alla Terapia intensiva, in nome di quella lotta contro il Covid che ha lasciato a terra tutto il resto. «Il nostro silenzio è stato più assordante di mille slogan – ha aggiunto Marilena Pintore –. Anche venerdì abbiamo chiesto indietro il nostro reparto. Abbiamo rivendicato il diritto a riavere i nostri spazi, perché è impensabile che un paziente faccia la chemioterapia in stanze minuscole e soffocanti. Mancano i medici – ha detto ancora la portavoce – e i pochi presenti sono costretti a spostarsi da un’ala all’altra dell’ospedale, per riuscire a fare tutto. Vogliamo portare la nostra voce a Roma, perché se e in Regione dicono che tutto parte dal governo centrale, vogliamo che lì ci diano delle risposte in nome di una sanità pubblica, rivolta a tutti. Perché – ha rimarcato Marilena Pintore – non si ammalano solo i ricchi, e i poveri hanno lo stesso diritto di ricevere le cure. Ormai siamo costretti a fare le visite convenzionate. Dal Cup di Nuoro si dirotta a Olbia, gli interventi oncologici, ormai vengono prenotati al Mater. È vero che almeno così si evita ai pazienti di andare oltremare, ma è altrettanto vero che in questo modo il nostro ospedale rischia di non avere più i numeri». L’ultimo intervento di senologia a Nuoro è stato fatto in primavera, fino a quando c’era la chirurga che arrivava da Sassari una volta la settimana. Poi non è stata sostituita più da nessuno. «Un intervento come la mastectomia va seguito – ha aggiunto Marilena Pintore – non è pensabile che una paziente passi da un medico all’altro. Questo causerebbe insicurezza, non si instaurerebbe quel rapporto psicologico che innescherebbe un percorso di guarigione più veloce. Qui a Nuoro per quanto riguarda i tumori femminili, le donne sono abbandonate. Le dottoresse del reparto, bravissime, fanno più di quanto possano fare, ma le malate hanno bisogno di altro: per il follow-up di controllo, ormai non c’è posto, perciò saltano le visite e i tempi per prenotarle diventano biblici. Occorrerebbe potenziare la psico-oncologia, riprendere a fare prevenzione e creare quei servizi fondamentali per i pazienti, come le malate oncologiche, che a volte possono guarire dal tumore ma nel frattempo sono morte dentro. Come associazione continueremo ad esserci e a lottare, ma a modo nostro».
Una battaglia iniziata nel corso della prima ondata dell’emergenza sanitaria, e poi proseguita per mesi con tanto di proteste dei malati che si erano incatenati all’ingresso del San Francesco , con la speranza di far cambiare idea alla direzione aziendale che aveva disposto lo spostamento del reparto di Oncologia nei locali precedentemente occupati dalla Pediatria. Da allora a oggi la situazione non è cambiata: il reparto tra la Rianimazione e l’Ematologia è stato destinato alla Terapia intensiva, in nome di quella lotta contro il Covid che ha lasciato a terra tutto il resto. «Il nostro silenzio è stato più assordante di mille slogan – ha aggiunto Marilena Pintore –. Anche venerdì abbiamo chiesto indietro il nostro reparto. Abbiamo rivendicato il diritto a riavere i nostri spazi, perché è impensabile che un paziente faccia la chemioterapia in stanze minuscole e soffocanti. Mancano i medici – ha detto ancora la portavoce – e i pochi presenti sono costretti a spostarsi da un’ala all’altra dell’ospedale, per riuscire a fare tutto. Vogliamo portare la nostra voce a Roma, perché se e in Regione dicono che tutto parte dal governo centrale, vogliamo che lì ci diano delle risposte in nome di una sanità pubblica, rivolta a tutti. Perché – ha rimarcato Marilena Pintore – non si ammalano solo i ricchi, e i poveri hanno lo stesso diritto di ricevere le cure. Ormai siamo costretti a fare le visite convenzionate. Dal Cup di Nuoro si dirotta a Olbia, gli interventi oncologici, ormai vengono prenotati al Mater. È vero che almeno così si evita ai pazienti di andare oltremare, ma è altrettanto vero che in questo modo il nostro ospedale rischia di non avere più i numeri». L’ultimo intervento di senologia a Nuoro è stato fatto in primavera, fino a quando c’era la chirurga che arrivava da Sassari una volta la settimana. Poi non è stata sostituita più da nessuno. «Un intervento come la mastectomia va seguito – ha aggiunto Marilena Pintore – non è pensabile che una paziente passi da un medico all’altro. Questo causerebbe insicurezza, non si instaurerebbe quel rapporto psicologico che innescherebbe un percorso di guarigione più veloce. Qui a Nuoro per quanto riguarda i tumori femminili, le donne sono abbandonate. Le dottoresse del reparto, bravissime, fanno più di quanto possano fare, ma le malate hanno bisogno di altro: per il follow-up di controllo, ormai non c’è posto, perciò saltano le visite e i tempi per prenotarle diventano biblici. Occorrerebbe potenziare la psico-oncologia, riprendere a fare prevenzione e creare quei servizi fondamentali per i pazienti, come le malate oncologiche, che a volte possono guarire dal tumore ma nel frattempo sono morte dentro. Come associazione continueremo ad esserci e a lottare, ma a modo nostro».
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