Truffa alla Regione assolti i dipendenti
di Kety Sanna
Per l’accusa gli imputati erano usciti senza timbrare il badge Per la difesa il lavoro fuori era incluso all’interno del servizio
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NUORO. Assolti perché il fatto non sussiste. Si è concluso ieri con una sentenza a favore degli imputati il processo per la truffa alla Regione che aveva coinvolto otto dipendenti del Centro di formazione professionale di via Ragazzi del ’99, accusati di essere usciti in orario di servizio senza timbrare il cartellino. Si tratta di Martino Corimbi, Graziella Biccone, Giovanni Sotgiu, Giuseppe Tiddia, Francesca Fenu, Alessio Sanna, Francesco Bussu e Franco Ruiu, difesi dagli avvocati Aldo Petta, Tullio Moni, Gianluigi Mastio, Gabriella Cassarà e Giovanna Cossu. Anche il pubblico ministero, Francesca Pala, al termine della requisitoria ha chiesto l’assoluzione per tutti, in quanto nel corso dell’istruttoria dibattimentale, è stato sì provato il fatto che i dipendenti non timbrassero tutte le volte che uscivano dalla struttura, ma non è stato dimostrato che la loro assenza fosse riconducibile al conseguimento di interessi privati. Il giudice Giovanni Angelicchio ha accolto pienamente le richieste delle parti, e alla 16 in punto ha letto il dispositivo, ponendo così la parola fine a una vicenda processuale che, come hanno più volte rimarcato i difensori, aveva «meravigliato, stupito e amareggiato gli imputati, perché sottoposti ingiustamente a un procedimento penale di questa portata, nonché alla gogna mediatica». L’inchiesta della Guardia di finanza – secondo la difesa – finalizzata a combattere il fenomeno dell’assenteismo, si è limitata a dimostrare le condotte che esplicitavano la presenza del pubblico dipendente solo all’interno degli uffici e della propria stanza, e non all’interno del servizio che contemplava anche la possibilità che l’operatore potesse svolgere delle mansioni all’esterno di quel perimetro. Durante le arringhe gli avvocati hanno ricordato al giudice, quanto emerso in aula in merito all’organizzazione del lavoro e alla carenza degli strumenti per la gestione dell’attività all’interno del Centro regionale di formazione. «Non esisteva un sistema informatico e una linea che permette anche solo l’invio delle e-mail – hanno detto –. Anche solo per questo era necessario uscire fuori. Non solo: alcuni dipendenti, a dimostrazione di quanto tenessero al loro lavoro, avevano messo a disposizione degli uffici materiale e strumenti propri. Infine – hanno rimarcato – per svolgere le pratiche era necessario che i dipendenti si recassero nelle aziende. Per loro erano prestazioni lavorative a tutti gli effetti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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