Smascherati i pescatori di corallo

Bosa. La guardia costiera ha sequestrato un “ingegno” vietato per legge dal 1994

BOSA. Per decenni era stato utilizzato da centinaia di imbarcazioni per arare il fondale e recuperare il corallo rosso che cresce nelle (un tempo) prolifiche acque al largo della foce del Temo. Quindi nei primi anni novanta prima la Regione Sardegna e poi l’Unione Europea ne bandirono l’uso. Leggi che evidentemente sono dispiaciute a chi, ancora oggi, fa uso illegale di uno strumento che devasta letteralmente il fondale. Un “ingegno” per la pesca del corallo è stato rinvenuto dall’equipaggio di una delle motovedette della Guardia Costiera di Bosa che fanno capo all’ufficio circondariale guidato dal tenente di vascello Fabrizio Frascella, ancorato a un gavitello anonimo posizionato a circa dieci chilometri a Nord Ovest al largo di Bosa.

L’attività di monitoraggio dei (e delle) militari delle Capitanerie di Porto nei mesi estivi è stata intensa. E proprio durante una delle consuete attività di controllo della filiera della pesca, anche in contrasto al prelievo del pregiato corallo locale, l’equipaggio della motovedetta ha individuato una anonima boa di colore bianco a cui era attaccato con una cima un “razzariello”, meglio conosciuto da queste parti con il termine di “ingegno”. «È un sistema di pesca per il cui funzionamento è necessario il fissaggio a poppa di una unità da pesca e successivamente un rimorchio che gli permetta di “arare” il fondale, è costituito da una lunga e robusta catena cui vengono collegati diversi pezzi di rete nei quali restano impigliati rami di corallo», spiegano dalla Guardia Costiera di Bosa. “Ingegno” che però fin dal lontano 1994 non può più essere né imbarcato né tantomeno utilizzato per garantire la massima tutela a fondali già provati da decenni di prelievo. «Produce un’azione devastante – dicono ancora dalla Guardia Costiera – . L’attrezzatura, molto pesante e recuperata grazie alla collaborazione di un pescatore locale che ha dovuto utilizzare un verricello professionale visto il peso, è stata posta sotto sequestro e sono state avviate le necessarie indagini». La zona, ed altre dove è possibile la pesca del corallo, sono invece sottoposte a più stringenti controlli «che procederanno incessanti. A tutela dell’ambiente marino, del consumatore finale e degli onesti operatori del settore», assicura il comandante Frascella.

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