Rio Foddeddu in sicurezza a 28 anni dall’esondazione
di Lamberto Cugudda
Dal Comune la notizia che i lavori di consolidamento degli argini sono pronti La fuoriuscita impetuosa dell’acqua causò danni per quaranta miliardi di lire
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TORTOLÌ. A due settimane dall’anniversario della terribile alluvione di 28 anni fa, che venne causata dall’esondazione del Rio Foddeddu e causò danni per 40 miliardi di vecchie lire, dal Comune arriva la notizia che sono in via di ultimazione i lavori del maxi-cantiere per la sistemazione idraulica del corso d’acqua che attraversa l’abitato, lato circonvallazione sud. È un intervento di oltre tre milioni per la messa in sicurezza del fiume che riduce notevolmente il rischio idraulico.
In sintesi – spiega l’amministrazione guidata dal sindaco Cannas – i lavori che da cronoprogramma andranno a concludersi entro la metà del mese di novembre, riguardano il tratto del fiume per una lunghezza di 650 metri, compreso tra la Nuova strada statale 125-Orientale sarda e il ponte sulla vecchia statale (quello che una volta era il Ponte di ferro). Fra le opere principali ne vengono evidenziate alcune: l'allargamento dell'attuale sezione a monte dell'ex Ponte di ferro per garantire un migliore deflusso del fiume in regime di piena; la creazione di interventi di arginatura sulle sponde del rio con tecniche costruttive differenti: in parte in cemento armato e in parte con tecniche di ingegneria naturalistica; l'adeguamento del muro di cinta di via delle Lavandaie il quale è stato rialzato, e la pulizia generale del letto del fiume.
«Si è quindi adottata una variante al progetto – viene evidenziato – che è stata richiesta dal Genio civile sul lato destro del fiume al fine di proteggere gli argini dall’azione della corrente (inizialmente previsto con interventi mediante geostuoie), con una scogliera inerbita in grado di garantire una migliore risposta all’azione della corrente e un’efficace azione antierosiva. Fra le opere varie di finitura, la realizzazione a ridosso dei lavori del marciapiede su via delle Lavandaie. In prossimità dell’acqua saranno inserite specie arbustive con elevata biomassa in grado di esercitare una significativa azione di contenimento».
Nell’alveo e negli argini verranno impiantate specie legnose arbustive «resistenti alle forze delle correnti che possono svolgere una adeguata azione di difesa alla base degli argini». L’amministrazione conclude rimarcando che si tratta di una serie di interventi atti a ridurre il rischio esondazione «mantenendo il più possibile inalterate le caratteristiche morfologiche e naturalistiche del sito».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
In sintesi – spiega l’amministrazione guidata dal sindaco Cannas – i lavori che da cronoprogramma andranno a concludersi entro la metà del mese di novembre, riguardano il tratto del fiume per una lunghezza di 650 metri, compreso tra la Nuova strada statale 125-Orientale sarda e il ponte sulla vecchia statale (quello che una volta era il Ponte di ferro). Fra le opere principali ne vengono evidenziate alcune: l'allargamento dell'attuale sezione a monte dell'ex Ponte di ferro per garantire un migliore deflusso del fiume in regime di piena; la creazione di interventi di arginatura sulle sponde del rio con tecniche costruttive differenti: in parte in cemento armato e in parte con tecniche di ingegneria naturalistica; l'adeguamento del muro di cinta di via delle Lavandaie il quale è stato rialzato, e la pulizia generale del letto del fiume.
«Si è quindi adottata una variante al progetto – viene evidenziato – che è stata richiesta dal Genio civile sul lato destro del fiume al fine di proteggere gli argini dall’azione della corrente (inizialmente previsto con interventi mediante geostuoie), con una scogliera inerbita in grado di garantire una migliore risposta all’azione della corrente e un’efficace azione antierosiva. Fra le opere varie di finitura, la realizzazione a ridosso dei lavori del marciapiede su via delle Lavandaie. In prossimità dell’acqua saranno inserite specie arbustive con elevata biomassa in grado di esercitare una significativa azione di contenimento».
Nell’alveo e negli argini verranno impiantate specie legnose arbustive «resistenti alle forze delle correnti che possono svolgere una adeguata azione di difesa alla base degli argini». L’amministrazione conclude rimarcando che si tratta di una serie di interventi atti a ridurre il rischio esondazione «mantenendo il più possibile inalterate le caratteristiche morfologiche e naturalistiche del sito».
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