Oncologia, spiraglio per Vivere a colori

Il direttore della Asl Cannas fa tappa a sorpresa nel presidio dei Giardinetti: «Al lavoro per restituire gli spazi ai pazienti»

NUORO. «Moduli di terapia intensiva della Protezione civile per malati Covid da utilizzare all’esterno dell’ospedale al fine di restituire gli spazi dell’oncologia ai pazienti tumorali». È questo l’impegno del direttore generale della Asl di Nuoro Paolo Cannas che ieri, inaspettatamente, ha visitato il presidio di Vivere a colori, in piazza Vittorio Emanuele. Anche a causa della recrudescenza dei contagi, il San Francesco, per disposizioni regionali, deve garantire un tot di posti letto per gli eventuali casi gravi. La soluzione potrebbe essere quella di utilizzare gli spazi esterni da attrezzare con le strutture messe a disposizione dal generale Figliuolo.

«Non possiamo ancora indicare tempi certi ma ritengo che i moduli esterni possano essere installati in una quarantina di giorni» ha detto Cannas agli attivisti del sodalizio che da settimane passano le loro giornate in camper. La sortita del manager ha aperto nuovi scenari e fatto intravedere uno spiraglio nelle vicende dei malati oncologici, sulle barricate per riavere l’intero reparto del San Francesco. «In tre mesi abbiamo ricevuto tante visite, l’ultima quella del nuovo direttore della Asl, che ringraziamo per la disponibilità e sollecitudine. Tuttavia, il presidio rimarrà sino a quando non otterremo risposte concrete» ha dichiarato Marilena Pintore, presidente dell’associazione. La visita (gradita), tuttavia, non è bastata a far recedere gli attivisti di Vivere a colori che hanno deciso di tenere alto il livello della protesta e di non accogliere il suggerimento del nuovo direttore generale, arrivato ai giardinetti a metà mattina dopo un sopralluogo al San Francesco, di tornare a casa. Di contro l’associazione ha continuato a rivendicare la restituzione degli spazi (metà del reparto oncologico è stato concesso in prestito alla rianimazione Covid), il potenziamento degli oncologi che ancora, la ripresa degli screening bloccati da tempo così come la celerità nei follow up. «Il cancro – ha ricordato Pintore – non aspetta, di cancro si continua a morire. Siamo consapevoli che tre oncologi in reparto non sono sufficienti e che servono gli spazi per agevolare il lavoro dei medici rimasti. Non si possono rimandare i controlli ma si deve attivare la prevenzione e fare diagnosi. Nei nostri territori viene negato il diritto alla salute non solo ai malati oncologici». Da parte sua, il direttore Cannas non solo ha ribadito l’impegno per restituire l’oncologia ai pazienti ma ha anche indicato la strada da percorrere per assicurare adeguati percorsi di diagnosi e cura delle patologie più gravi. Si tratta di centri destinati alla presa in carico dei malati in ogni fase della malattia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes