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Nuoro

«Distanze dal blocco di marmo non rispettate»

«Distanze dal blocco di marmo non rispettate»

Incidente in una cava di marmo di Orosei: in aula il collega dell’operaio ferito e il consulente del pm

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OROSEI. È proseguito davanti al giudice Claudia Falchi Delitala, il processo per lesioni personali colpose legate all’incidente avvenuto 4 anni fa alla Simg Srl, nel comparto lapideo di Orosei, nel quale l’operaio Giovanni Pira, rimase colpito da frammenti di un blocco di marmo. Imputati: Giovanni Buonfigli in qualità di presidente, amministratore dell’azienda e datore di lavoro (difeso dagli avvocati Pasquale Ramazzotti e Fabio Varone), Stefano Porru quale responsabile del servizio di prevenzione e protezione (difeso dall’avvocato Andrea Pogliani) e Paolo Contu, capo piazzale preposto alla sicurezza (difeso dall’avvocato Marcello Mereu). Ieri è stato sentito in aula un operaio, Mario Locci, che lavorava in coppia con Giovanni Pira. «Avevamo tutti i dispositivi di sicurezza e dopo aver tagliato il blocco con il filo diamantato, e averlo imbracato con le funi, lo avevamo sollevato pochi centimetri per posizionarlo sul carrello. Mentre ci stavamo allontanando, un pezzo di marmo si è staccato. Ho visto il collega per terra a un metro e mezzo dai binari, e a fianco a lui c’era un frammento di pietra che si era distaccato dal blocco» ha raccontato il teste prima di spiegare le fasi che precedono la lavorazione dei blocchi.

«Prima del taglio si analizzano eventuali difetti del blocco, che vengono evidenziati con del cerone o dello spray. Quando il blocco arriva nel piazzale, siamo noi che decidiamo, a nostra discrezione come operare, anche al fine di tutelare la sicurezza nella fase di taglio».

A questo punto il pm Ireno Satta ha chiesto al teste se durante lo spostamento dei blocco, dopo la fase del taglio con il filo diamantato, ci siano regole precise sulla sicurezza da seguire. «Prima di spostare e sollevare i massi – ha detto Locci – l’operatore deve spostarsi di 5 o 10 metri. Nessuno ha mai indicato, però, una distanza precisa da rispettare». L’udienza è proseguita con la deposizione dell’ingegnere Carlo Murgia, consulente del pm, che si è soffermato sulle fasi di lavorazione.

«Prima di effettuare il taglio occorre fare un controllo per valutare le condizioni del blocco. La fase di taglio dovrebbe avvenire lasciando un piede di circa 20 centimetri, dopodiché il blocco viene imbracato, sollevato e spostato. Dall’analisi è stato rilevato che l’altezza del blocco da terra era di 212 centimetri. Misura rilevante rispetto a ciò che è accaduto – ha rimarcato il teste –, visto che l’operatore sarebbe dovuto stare a una distanza doppia rispetto all’altezza massima del blocco da terra. Misura che, in questo caso, non è stata rispettata». (k.s.)

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