Costi delle materie prime la protesta degli allevatori
di Giusy Ferreli
Si ritroveranno lunedì, al bivio della Bitti-Sologo, con trattori e mezzi agricoli Sostegno anche dalla Coldiretti che annuncia sit-in davanti alle prefetture
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NUORO. Ritorneranno in piazza, questa volta da soli. Contro il rincaro dei costi e un sistema che secondo la loro denuncia sta distruggendo le aziende. Sono i pastori che si sono autoconvocati lunedì alle 18 sotto il ponte della Bitti Sologo, uno dei luoghi simbolo della protesta del 2019. «Siete invitati a partecipare con trattori e mezzi agricoli. Ancora una volta a distanza di tre anni dalla clamorosa protesta del latte, ci vediamo costretti a scendere di nuovo in strada per i nuovi insostenibili rincari e l'aggravarsi di tutte le problematiche che da anni attanagliano il nostro settore» scrivono i pastori che se la prendono con le istituzioni e le associazioni di categoria. Queste ultime, in particolare, in questa occasione, non sono disposte a stare al loro fianco. Le notizie di una distanza sempre più netta tra il fronte anonimo degli allevatori (il messaggio senza firma è rimbalzato nei social e nelle chat ed è stato rilanciato dall’orunese Nenneddu Sanna tra i leader della protesta del 2019) è avvalorata dalla presa di posizione di Coldiretti che in una nota ha rimarcato le priorità.
Per l’organizzazione agricola i prezzi delle materie prime alle stelle e i costi dell’energia record mettono in difficoltà l’agricoltura sarda ma soprattutto alcuni settori importanti come l’ortofrutta e gli allevatori di suini e bovini da latte.
«Il caro prezzi sta investendo tutto il territorio nazionale – ribadisce il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu – per questo, da giorni, stiamo programmando una mobilitazione a sostengo soprattutto di quei settori, come ortofrutticolo, suinicolo e bovino da latte, che nonostante la crescita dei costi di produzione si ritrovano a vendere i propri prodotti agli stessi prezzi degli anni scorsi, a volte, e questo è il paradosso insostenibile, anche a prezzi inferiori. Nei prossimi giorni saremo davanti alle Prefetture per manifestare questo disagio». In questa lotta non c’è spazio, almeno per il momento, per le rivendicazioni del comparto ovino che può contare su numeri più favorevoli. Il latte di pecora viene pagato ad acconto a 1,10 euro a litro mentre il prezzo del pecorino romano è schizzato alle stelle: a febbraio un chilo di formaggio con 5 mesi di stagionatura viene pagato al produttore 9,95 euro. Esattamente dieci anni fa costava 4,85.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Per l’organizzazione agricola i prezzi delle materie prime alle stelle e i costi dell’energia record mettono in difficoltà l’agricoltura sarda ma soprattutto alcuni settori importanti come l’ortofrutta e gli allevatori di suini e bovini da latte.
«Il caro prezzi sta investendo tutto il territorio nazionale – ribadisce il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu – per questo, da giorni, stiamo programmando una mobilitazione a sostengo soprattutto di quei settori, come ortofrutticolo, suinicolo e bovino da latte, che nonostante la crescita dei costi di produzione si ritrovano a vendere i propri prodotti agli stessi prezzi degli anni scorsi, a volte, e questo è il paradosso insostenibile, anche a prezzi inferiori. Nei prossimi giorni saremo davanti alle Prefetture per manifestare questo disagio». In questa lotta non c’è spazio, almeno per il momento, per le rivendicazioni del comparto ovino che può contare su numeri più favorevoli. Il latte di pecora viene pagato ad acconto a 1,10 euro a litro mentre il prezzo del pecorino romano è schizzato alle stelle: a febbraio un chilo di formaggio con 5 mesi di stagionatura viene pagato al produttore 9,95 euro. Esattamente dieci anni fa costava 4,85.
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