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cronaca

Campo sportivo di Orgosolo: reati prescritti

Il 6 luglio la lettura della sentenza per l’ex sindaco Dionigi Deledda e altri 13 imputati


17 giugno 2022 di Kety Sanna


NUORO. Le prime contestazioni risalgono alla fine del 2012, quando secondo l’accusa, si era avuta la prima condotta illecita. Ieri davanti al tribunale collegiale, dopo che il presidente Elena Meloni ha dichiarato chiuso il dibattimento, è iniziata la discussione del processo scaturito dall’inchiesta sui lavori al campo sportivo di Orgosolo, e che vede sul banco degli imputati 14 persone accusate, in concorso tra loro, di turbativa d’asta, falso e abuso d’ufficio. Ma quasi tutti i reati sono prescritti. Per l’unico rimasto in piedi, il capo “M”, relativo alla falsità ideologica, non avendo trovato alcun riscontro durante il dibattimento, il pubblico ministero Andrea Ghironi ha chiesto sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”. Gli imputati sono accusati di aver turbato le gare d’appalto per la riqualificazione degli impianti sportivi e la realizzazione del manto in erba sintetica del campo di calcio, attraverso collusioni e mezzi fraudolenti. In particolare, avrebbero proceduto all’affidamento diretto della fornitura e posa del manto erboso nel dicembre 2012 senza nessuna gara, pregiudicando la partecipazione di imprese concorrenti. Si tratta dell’ex sindaco di Orgosolo, Dionigi Deledda (difeso dall’avvocato Marco Basolu) e di buona parte della sua giunta: Salvatora Podda (difesa dagli avvocati Giovanna Angius e Andrea Gaddari), Antonio Pasquale Devaddis (dall’avvocato Pietro Pittalis), Nicola Garippa (dall’avvocato Antonello Spada), Antonio Luigi Cossu (dall’avvocato Tullio Moni), Antonio Moro (dall’avvocato Basolu) e Francesco Battacone (dall’avvocato Antonio Mereu e Antonio Maria Lei). E ancora, il rappresentante della ditta Mondo Spa, Alessandra Ferrero (difesa dall’avvocato Maurizio Bortolotto) e David Cosentino (dall’avvocato Rinaldo Sandri), dipendente della stessa società che aveva ottenuto l’appalto con affidamento diretto. Quindi Mario Piga, rappresentante legale della Stylarte di Nuoro (difeso dall’avvocato Angelo Magliocchetti), il responsabile dell’ufficio tecnico comunale di Orgosolo, Agostino Murgia (dagli avvocati Andrea Puledda e Giovanni Gungui), il tecnico progettista della gara Massimiliano Mereu (dagli avvocati Francesco Lai e Rosanna Serusi), il responsabile del procedimento Elisabetta Piras (difesa dall’avvocato Marcello Mereu) e il responsabile del servizio finanziario del Comune di Orgosolo, Angela Corda (dall’avvocato Tullio Moni).

Una vicenda complessa per la quale i difensori degli imputati, nonostante l’estinzione dei reati, hanno chiesto ai giudici una pronuncia di assoluzione nel merito. Lo hanno chiesto, dopo aver tentato di smontare l’impianto accusatorio, partendo dalla vicenda relativa all’affidamento dei lavori di costruzione del campo sportivo in erba sintetica, attraverso una procedura ritenuta illegittima, che aveva portato la Procura a contestare i reati di abuso d’ufficio, falso ideologico e turbativa d’asta.

«Ci sono state carenze e forzature dell’attività investigativa, dove sono state equiparati atti dell’organo politico con quelli della dirigenza amministrava, attribuendo ai primi inammissibili qualificazioni e contenuti impropri. Si è arrivati a un processo per aver espresso un voto politico a delle delibere» hanno detto gli avvocati, ritenendo del tutto infondato il reato di turbativa d’asta contestato agli imputati che secondo l’accusa avrebbero autorizzato, a seguito della prima procedura illegittima, un bando senza nessuna gara aperta, usando i materiali che il Comune aveva già acquisito. La prima delle condotte illecite si sarebbe consumata, secondo il pm, durante la riunione di giunta del 4 dicembre 2012, sfociata in una delibera (mai approvata da Salvatora Podda che proprio quel giorno era assente ndr), attraverso la quale sarebbe stato autorizzato illegittimamente il responsabile dell’ufficio tecnico a procedere all’affidamento dei lavori, senza pubblicazione del bando di gara. Attività che secondo la difesa, invece spettava solo all’organo amministrativo. «La giunta non poteva esprimere alcun giudizio sulla gara – hanno sottolineato i difensori –. Dall’esame dei testi è emerso chiaramente che la procedura dell’appalto era di competenza dell’apparato amministrativo. Non c’è stata nessuna collusione tra l’organo politico e quello amministrativo. Non si spiegherebbe, altrimenti, l’operazione ricondotta alla legalità con l’annullamento in autotutela della prima gara. Nessuna imposizione, ma solo l’invito della giunta a trovare il modo per usare entro il 31 dicembre, i fondi per quei lavori». Il 6 luglio, dopo le repliche ci sarà la sentenza.

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