Omicidio Marco Mameli un anno dopo, la mamma: «La verità non cancella il dolore»
Il giovane ucciso a coltellate a carnevale a Bari Sardo, la lettera aperta di Simona Campus: «Lì ha incontrato il mostro che gli ha stroncato la vita, lì in mezzo a tante persone»
Ilbono Un anno. È passato un anno quasi esatto dalla morte di Marco Mameli, il 22enne ucciso a coltellate a Bari Sardo il primo marzo 2025, durante una festa di carnevale. Una festa trasformata in pochi minuti in tragedia. «Marco è uscito di casa col sorriso quella sera del primo marzo per andare alla festa di Carnevale e non è più tornato, lì ha incontrato il mostro che gli ha stroncato la vita, lì in mezzo a tante persone»: inizia così il lungo post su facebook pubblicato da Simona Campus, la madre del giovane di Ilbono, a poche ore dal tragico anniversario.
La vicenda aveva avuto una svolta a settembre, dopo mesi a caccia di un possibile responsabile. La svolta è stata l'arresto di Giampaolo Migali, 28enne di Girasole, in custodia cautelare nel carcere di San Daniele a Lanusei. Secondo la ricostruzione della serata finita nel sangue, tutto era partito da una prima rissa tra Migali e Andrea Contu, amico di Mameli.
Proprio Contu aveva riferito agli inquirenti, il giorno dopo, di essere stato semi accecato con lo spray al peperoncino. Mameli avrebbe cercato di aiutare l'amico con un fazzoletto e dell'acqua sugli occhi. Poco dopo, poco più avanti, in vicolo Santa Cecilia, sarebbe quindi tornato Paolo Migali con un coltello: un colpo violento e letale all'altezza del cuore - questa la causa del decesso secondo l'autopsia -, seguito da altre due coltellate. E le urla disperate dell'amico, soccorso appena qualche minuto prima.
Un anno dopo, le parole di Simona Campus sono cariche di risentimento: «Persone che anche davanti all'evidenza mentono, dicono di non ricordare cosa sia successo. Se fosse dipeso dalle persone lì presenti Marco sarebbe morto senza una verità, senza un colpevole, senza giustizia. Come può qualcuno non ricordare quelle urla, il panico, un coltello, un ragazzo che è lasciato cadere a terra? Come si può dimenticare un omicidio avvenuto a pochi passi da sé? Per mesi non c'è stato nessun indagato e non perché non ci fosse un colpevole ma perché la verità è stata schiacciata sotto una montagna di silenzi e di bugie – si legge nella nota di Campus –. Decidendo che la vita di mio figlio non merita nemmeno una testimonianza onesta. È vero che la verità non cancella il dolore ma potrà impedire che altre famiglie vivano il nostro stesso incubo. La giustizia non dovrebbe dipendere solo dalla bravura degli inquirenti o dalla fortuna o dagli oggetti o prove trovati. La Giustizia dovrebbe vivere nel cuore di ciascuno di noi». (paolo ardovino)
