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Nuoro

In tribunale

A processo per abuso d’ufficio e peculato: vigile urbano di Siniscola davanti al collegio

A processo per abuso d’ufficio e peculato: vigile urbano di Siniscola davanti al collegio

Mercatino serale della Caletta: per l’accusa anomalie nelle autorizzazioni e nei pagamenti

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Nuoro Sono accusati di abuso d’ufficio, falso ideologico e peculato, per la vicenda legata all’organizzazione e alla gestione dei permessi per l’occupazione del suolo pubblico del mercatino serale alla Caletta. Gian Pietro Biancu, vicecomandante dei vigili urbani di Siniscola, difeso dall’avvocato Pietro Sanna e Mariangela Sale, dipendente di una società incaricata del servizio di riscossione della tassa per la Tosap, difesa dall’avvocato Carlo Longheu sono a processo davanti al tribunale collegiale, presieduto da Elena Meloni. Uno dei commercianti si è costituito parte civile con l’avvocato Mario Origa. Ieri è stato sentito il maresciallo della Guardia di Finanza, Pasquale Esposito che aveva svolto le indagini. Rispondendo alle domande del pm Riccardo Belfiori, ha riferito del sopralluogo che la sera del 7 luglio 2016 era stato fatto al mercatino della Caletta. «Alle 22 avevamo fatto un controllo amministrativo e avevamo rilevato che tutti gli ambulanti erano privi dell’autorizzazione dell’occupazione del suolo pubblico. Alla nostra richiesta si erano giustificati dicendo di essere stati autorizzati verbalmente dal vicecomandante Biancu. Autorizzazione – ha detto il maresciallo – che doveva essere scritta. Il mercatino, regolamentato da delibera del consiglio comunale, prevede la partecipazione di soggetti che fanno artigianato, ossia che realizzano e vendono i loro prodotti. Avevamo chiesto conto a Biancu dei verbali e ci aveva detto che erano custoditi in ufficio. La notte stessa dal Comando erano state ritirate 60 autorizzazioni, datate 7 luglio 2016, aventi stesso numero di protocollo. Nei giorni a seguire ne erano state trovate altre, sempre datate 7 luglio ma con protocollo diverso». Anomalie sarebbero state riscontrate anche nelle istanze presentate dagli ambulanti per le richieste di autorizzazione, e nelle ricevute dei pagamenti. «Nonostante alcune fossero senza marca da bollo e dovessero essere presentate entro il 30 aprile, venivano comunque autorizzate al pagamento – ha detto Esposito –. Il Comune si avvale di società esterne che riscuotono in contanti il pagamento della Tosap, previo rilascio di ricevute redatte in triplice copia. Avevamo riscontrato che quelle copie, però, non erano identiche: nelle “fogline” coincidevano data e numero d’ordine, ma in alcune si avevano importi, metrature e periodi di occupazione diversi». La difesa dell’imputato ha chiesto al teste se sapesse indicare gli ambulanti che avevano ricevuto l’autorizzazione dal suo assistito. «Sono agli atti» ha risposto. Inoltre – ha aggiunto l’avvocato Pietro Sanna – che verifica avete fatto per risalire alle loro qualifiche? «Abbiamo verificato le iscrizioni alla Camera di commercio». Agli atti, però – ha replicato il difensore – non risulta allegato alcun documento relativo a queste persone e alle loro qualifiche. (k.s.)

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