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Telemedicina

Viaggio nella centrale di monitoraggio: «Così portiamo l’ospedale a casa»

di Paolo Ardovino
Viaggio nella centrale di monitoraggio: «Così portiamo l’ospedale a casa»

Una giornata a Nuoro con gli operatori dell’assistenza a distanza dei pazienti

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Nuoro «Buongiorno signora Caterina, come sta? – qualche attimo di pausa – Capisco, se anche domani è così vediamo di farla parlare con un medico»: a metà mattinata, è almeno la decima telefonata. Maurizio, Andrea, Elisa e Dolores passano qui dentro nove ore al giorno. Di fronte al computer che sputa tabelle, grafici, numeri, caselle. Loro sono gli operatori assoldati quasi un anno fa per avviare il servizio di telemedicina nei distretti dell’Asl Nuoro. Il sistema assiste a domicilio per ora 359 utenti con scompenso cardiaco distribuiti nella città e nei paesi seguiti dalle strutture di Sorgono, Siniscola e Macomer.

Dentro la centrale Su segnalazione, il paziente potenzialmente a rischio (dal 40enne al centenario) entra nel sistema «con una classificazione da livello 1 a 4 – spiegano i tecnici al lavoro –, e gli vengono consegnati gratuitamente dei dispositivi per l’ossimetria, per la saturazione, una bilancia, uno sfigmomanometro, un glucometro, uno smartphone su cui inviare via bluetooth le rilevazioni e da lì inviarle nel sistema, previa spiegazione su come utilizzare tutto». Il cervellone della telemedicina è una stanza al terzo piano della Casa di comunità del San Francesco a Nuoro, in via Brigata Sassari. All’entrata si legge “Centrale di monitoraggio 1”. Da oggi siederanno altri due dipendenti e per i prossimi mesi, con l’auspicato aumento di pazienti registrati, sono già pronte altre due stanze analoghe. L’ambiente sa ancora di nuovo, scherzosamente Maurizio, Andrea, Elisa e Dolores vengono chiamati «i pionieri», sono qui da aprile 2023. Per loro, che sono il primo filtro, è importante che l’automazione si unisca all’empatia. Quotidianamente nella centrale si controlla che ogni utente abbia fatto i suoi controlli nel modo giusto. Quando manca qualche dato si alza la cornetta. «Riceviamo molti “grazie”, la nostra chiamata fa sentire le persone meno sole. Ormai ci chiamano per nome, e noi stiamo imparando a conoscerli». C’è la signora precisa che già dalle 6 del mattino registra pressione, peso e ossigeno, c’è l’anziano un po’ sbadato «che preferisce dirci i dati a voce». Ognuno con la sua sensibilità, «per esempio a un signore abbiamo scoperto che dopo la nostra telefonata gli si alza la pressione, quindi evitiamo di sentirlo più volte a settimana oppure direttamente gli mandiamo delle mail», sorridono divertiti.

Gli interventi Davanti al computer, gli operatori seguono circa 85 pazienti a testa. La schermata Excel è un puzzle di caselle da compilare in verde se le rilevazioni sono ottime, in giallo se c’è qualcosa che potrebbe preoccupare, in rosso se occorre intervenire. In quel caso gli «infermieri di comunità» fanno visita a domicilio – i pazienti sono sparsi tra Barbagia, Ogliastra e Mandrolisai – e se la situazione è seria, dal confronto con i cardiologi e i geriatri della sede vengono prescritti esami e visite a stretto giro tramite il cup. Andrea mostra il quadro di un paziente di Sorgono, «la pressione è sempre stata perfetta, dal 17 gennaio le rilevazioni hanno mostrato valori alti in maniera costante, da lì si è deciso di fargli fare una visita il 25 gennaio. Ora i valori sono rientrati, e deve mandarci le rilevazioni due volte al giorno». In ogni casella, gli operatori inseriscono delle postille, osservazioni dopo una telefonata o commenti su un dato che possano tornare utili al medico di turno che visiona i risultati. La dottoressa Manuela Palmas, geriatra, passa dalla centrale in camice bianco: «Il lavoro sta cambiando – riflette –, l’esigenza di essere seguiti c’è sempre stata, lo noto dai pazienti dall’ambulatorio che spesso mi cercano al telefono. Anche solo per un chiarimento che però fa stare tranquilli. Credo davvero che questa sia la medicina del futuro».

Medicina ed economia Il direttore generale Paolo Cannas sta un piano più su, al quarto. Si sbilancia: «Da sfide come questa passa il nostro intero mandato». A fianco, il dottore Gianluca Doa, dirigente della centrale di monitoraggio: «Per ora la telemedicina è riservata allo scompenso cardiaco, ma è partita la sperimentazione con la Sla e con pazienti oncologici che si cronicizzano». Questa macchina costa all’Asl 400mila euro, ma Cannas punta al risparmio: «Per il 2023 abbiamo evitato 1,2 milioni di costi con il 40 per cento in meno di ricoveri». Ogni degenza costa mille euro al giorno, «e questi casi rimangono in ospedale per una media di 10 giorni». La soluzioni è diminuire sempre di più perché «non abbiamo e non avremo i posti letto per gestire tutti i casi».

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