«Mononucleato cerebrale», Roberto Capelli a giudizio per aver diffamato Eugenio Zoffili
L’ex segretario del Centro democratico: «Non ho fatto riferimento a lui, difendevo solo i sardi dagli attacchi dell’estate post lockdown»
Nuoro Era stata una estate piuttosto calda, quella del 2020, la prima post lockdown, per la Sardegna. E non tanto per le temperature bollenti, ma soprattutto perché la riapertura delle discoteche nell’isola, decisa dalla giunta regionale quando ancora la fase Covid non era del tutto tramontata, aveva scatenato una marea di polemiche e critiche. E in tanti, dalla Penisola, accusavano i sardi di essere gli “untori” d’Italia. Ecco, è proprio in questo contesto, che in un giorno di fine agosto, l’allora segretario nazionale del Centro democratico, Roberto Capelli, stufo di leggere ovunque attacchi feroci ai suoi conterranei, aveva afferrato telefonino e tastiera, e scritto un post nel quale diceva la sua.
In quelle poche righe online datate 26 agosto 2020, che poi gli sono costate un processo per diffamazione che ieri in tribunale a Nuoro ha registrato una nuova udienza– Capelli concordava con chi precisava che se proprio esistevano gli untori, questi ultimi erano coloro che si recavano in Sardegna senza precauzioni. E attaccava invece chi la pensava in modo diverso e se la prendeva con i sardi. Il post recitava così: «Non condivido nulla delle sue idee politiche e di organizzazione sociale, in particolare sul ruolo delle donne, ma gli riconosco la grande preparazione tecnico/regolamentare, la lealtà e coerenza! Seppur “mattacchione “, altra cosa rispetto al suo capo e a quel “mononucleato cerebrale” che hanno inviato a fare il proconsole in Sardegna». Nel post sulla sua pagina Facebook, Capelli commentava un articolo che aveva letto sulla Nuova Sardegna, nella quale il leghista Roberto Calderoli chiedeva scusa ai sardi e a una «regione che oggi si trova a essere trattata come un territorio di appestati, di untori, quando in realtà il virus lo hanno portato e diffuso, in una terra che era Covid free, i turisti provenienti da altre regioni». Capelli aveva dunque voluto sottolineare la sua piena condivisione delle parole di Calderoli, nonostante non fosse del suo stesso partito, ma al contempo aveva anche voluto prendere le distanze da chi invece riteneva avesse agito diversamente e quindi non avesse difeso i sardi. Ed è qui che nel post Capelli fa riferimento a un non precisato «“mononucleato cerebrale” che hanno inviato a fare il proconsole in Sardegna». Le sue parole, in quel momento, fanno sì, discutere, ma tutto sommato nemmeno più di tanto. Nessuno allora si sente colpito.
Ma passano i mesi ed evidentemente le cose cambiano: certo è che nei confronti di Capelli, in relazione a quel post del 26 agosto 2020, più di un annetto dopo Eugenio Zoffili presenta una querela perché si sente diffamato. E Capelli finisce a processo davanti al tribunale: imputato per diffamazione. E questo nonostante, a suo tempo, dopo aver ricevuto la querela, avesse spiegato, in un altro post, che il suo obiettivo non era offendere nessuno e che in ogni caso non aveva pensato a Zoffili. «Credo di dovere sincere scuse a quanti si sono sentiti offesi per aver usato i termini “ mononucleato cerebrale” in questo post. – aveva spiegato – in particolare sento di dovermi scusare con l’on. Eugenio Zoffili che all’epoca ricopriva il ruolo di coordinatore regionale della Lega, nonostante nelle mie intenzioni non era certamente lui la persona a cui era indirizzato il mio riprovevole commento. Preso dalla polemica politica del momento, ho ecceduto nelle parole e nella violenza dei termini che, anche senza volerlo, si è trasformata in una violenza personale. Riconosco di aver sbagliato».
«Mi dispiace che Zoffili si sia sentito tirato in ballo – ha ribadito ieri Roberto Capelli, attuale coordinatore della Base e di Un’altra Sardegna – evidentemente non ha un’alta concezione di se stesso. Lo avevo già spiegato in un post: chi glielo dice che non stessi parlando di un altro? Quello era un momento di grande tensione: qualcuno doveve difendere la dignità dei sardi». Ma le sue spiegazioni non erano state apprezzate nemmeno allora: tant’è che il processo ieri a Nuoro ha toccato una nuova udienza. La giudice Valentina Rostellato avrebbe dovuto sentire proprio Eugenio Zoffili come teste dell’accusa, nonché parte civile. Ma Zoffili per la terza volta non si è presentato in aula facendo sapere di avere impegni istituzionali. «Fate presente al signor Zoffili che anche venire in tribunale è un impegno istituzionale – ha ribadito la giudice – e che la prossima volta non lo consentirò». Il processo riprenderà a luglio.
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