La Nuova Sardegna

Nuoro

Nuove frontiere

Il metaverso entra in carcere, visite mediche da remoto per i detenuti

di Luca Urgu

	Una simulazione di prova ieri a Mamone (foto di Massimo Locci)
Una simulazione di prova ieri a Mamone (foto di Massimo Locci)

Progetto pilota della Asl di Nuoro. La sanità penitenziaria cambia a cominciare da Mamone per la prima volta in Italia

21 maggio 2024
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Nuoro La tecnologia per spezzare l’isolamento, abbattere i costi e fornire l’assistenza sanitaria alla popolazione penitenziaria da remoto. E in questo particolare momento storico in cui i professionisti scarseggiano questa nuova frontiera della medicina di prossimità assume un’importanza davvero rilevante, per certi versi rivoluzionaria. Parte dalla colonia penale di Mamone, estesa su 2.700 ettari, che accoglie detenuti (il 50 per cento sono stranieri) condannati a una pena massima di sei anni, il progetto innovativo studiato in questi mesi dalla Asl di Nuoro, dall’Università di Cagliari e State 1, per facilitare l’accesso alle prestazioni sanitarie, in uno dei luoghi – sia per l’isolamento (54 km dall’ospedale più vicino, ma anche per la condizione di detenzione) è più difficile usufruirne.

La struttura offre l’opportunità di lavorare nel settore agropastorale a circa 150 detenuti ogni anno e ha ancora potenzialità enormi. Il principale obiettivo di questo esperimento è migliorare l’accessibilità alle cure sanitarie per i detenuti, superando le barriere legate all’isolamento geografico e le conseguenti difficoltà logistiche affrontate quotidianamente dalla colonia. Con questo progetto i partners coinvolti si pongono all’avanguardia nell’uso delle tecnologie digitali per garantire e facilitare l’accesso alle prestazioni sanitarie, promuovendo al contempo l’equità e l’inclusione nel contesto delle cure penitenziarie. L’innovativo progetto Metaverso – per la prima volta in Italia –, consente di erogare servizi sanitari da remoto in una realtà penitenziaria complessa dove il problema principale è rappresentato dall'isolamento che va ben oltre i chilometri che lo dividono dall'ospedale più vicino. Ieri nella giornata di debutto delle consulenze in remoto nella colonia penale di Mamone a partire dalla metà della mattinata ben quattro detenuti hanno sperimentato il servizio nella stanza dell’infermeria del carcere.

Uno dopo l’altro hanno indossato il visore e dialogato con i professionisti della Asl collegati nella Casa della Comunità San Francesco di via Demurtas a Nuoro. Per questa fase iniziale psichiatria e fisiatria sono i due ambiti al centro del progetto, ma una volta che si avranno i primi feedback del servizio si potrebbe pensare di estenderlo anche ad altre attività specialistiche all’interno del carcere con il risultato di una riduzione dei costi legati agli spostamenti.

«È un grandissimo balzo in avanti che si fa sul fronte del diritto alla salute in ambiente detentivo – ha detto il direttore della colonia penale di Mamone Vincenzo Lamonaca –, è un progetto pilota fortemente dall’amministrazione penitenziaria nella nostra struttura, decisamente isolata (siamo a quasi 17 km da Bitti a oltre 50 km dall’hub ospedaliero più vicino che quello di Nuoro). Così la realtà sanitaria nel Metaverso va oltre la tele medicina. Il detenuto-paziente riesce a interloquire con il proprio medico o comunque con i sanitari di riferimento. Ecco, questo tipo di approccio consente di elevare gli standard sanitari e contemporaneamente anche quelli di sicurezza evitando rischiosi in termini di sicurezza ed esosi (per le casse pubbliche) spostamenti», ha rimarcato il direttore che oggi guida Mamone e Is Arenas. Dal punto di vista operativo il servizio funzionerà in base al bisogno dell’utenza e ci sarà ovviamente la possibilità per i detenuti di prenotarsi a seconda delle specialistiche di riferimento tendenzialmente fisiatria e psichiatria, settori maggiormente suscettibili di essere sviluppati all’interno di questa realtà virtuale.

«Con l’attività che stiamo inaugurando stiamo portando un’innovazione molto importante nel domicilio di queste persone, ovvero la casa di reclusione che li sta ospitando in questa fase della loro esistenza», ha commentato da Mamone il direttore generale dell’Asl n. 3 di Nuoro, Paolo Cannas. «Siamo fiduciosi che possa portare dei buoni risultati, così che possa essere replicata in tantissime altre realtà sia carcerarie anche utilizzata per altre tipologie di prestazioni».

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