Comunali 2025, il confronto della Nuova a colpi di fioretto e finalmente senza self control
All’auditorium “Giovanni Lilliu” dell’Isre il pubblico delle grandi occasioni
Nuoro Domenico Mele si alza all’improvviso dalla sedia e, con uno scatto felino, regala bandiere dei quattro mori ai suoi avversarsi, ride e si conferma nel suo ruolo di candidato anti sistema. Lisetta Bidoni, dal canto suo, appare un po’ nervosa e a tratti più agguerrita rispetto al passato. Tanto che, spesso e volentieri, al posto di rispondere alle domande di Luciano Piras, non perde occasione per rifare il funerale all’ex sindaco Andrea Soddu. Ancora e ancora. Come che anche lei non avesse già contribuito a celebrarlo un anno fa votando a favore della sua decadenza in consiglio comunale. Anche l’atteggiamento di Giuseppe Luigi Cucca ed Emiliano Fenu è diverso rispetto ai confronti andati in scena prima di ieri. Dall’alto della loro storia comune in Parlamento, infatti, questa volta non perdono occasione per cimentarsi in un confronto dialettico sui temi. Un confronto senza mezze misure e inscenato a colpi di fioretto e di spada.
Il pubblico, quello delle grandi occasioni, fatto di candidati e semplici cittadini, capisce l’antifona e si scalda. Partecipa attivamente. Soprattutto qualcuno tra gli ex soddiani che non perde occasione per far sentire la propria voce e per difendere, rispondendo a Lisetta Bidoni, l’operato di nove anni di amministrazione civica. Il merito è dello spirito dei quattro candidati alla carica di sindaco che questa volta non si aspettavano di dover rendere conto ai nuoresi delle scelte di campo fatte negli ultimi mesi. Così, senza preavviso, infatti, hanno risposto alle domande incalzanti del capo servizio di Nuoro e Oristano che li ha interrogati uno per uno sulle scelte personali meno note ai più.
Giuseppe Luigi Cucca, ad esempio, ha dovuto raccontare di come sia possibile che un uomo storicamente di centrosinistra sia oggi alla guida di un’alleanza civica sostenuta dai partiti del centrodestra. Ancora, Lisetta Bidoni, ha dovuto spiegare il perché abbia deciso di correre da sola prendendo le distanze dal Campo largo e se questo, consapevolmente o meno, potesse favorire le destre. A Emiliano Fenu, Luciano Piras ha chiesto invece di raccontare se fosse vero che la sua candidatura era stata calata dall’alto e se fosse stato Conte in persona a volere la sua candidatura a sindaco di Nuoro per tenere gli equilibri tra il Movimento 5 stelle e il Pd dopo le elezioni regionali che hanno incoronato Alessandra Todde. A Domenico Mele, infine, se non si sentisse populista o addirittura qualunquista nel proporsi per guidare il Comune promettendo di spazzare via, a colpi di ruspa, «trent’anni di malgoverno cittadino» e di rinunciare, qualora fosse eletto, all’indennità che spetta al sindaco in carica.
Alle domande nessuno si è sottratto dal rispondere, sia chiaro, ma questo ha inevitabilmente generato un clima frizzante sul palco e anche in sala, oltre ad aver contribuito a dare vita a scambi di vedute avvenuti senza tutto quel self control che fino a ieri segnava la campagna elettorale.