Badu ‘e Carros diventa un caso nazionale, scontro politico sul 41 bis
Il deputato Deidda (FdI) attacca il sindaco di Nuoro Fenu: «Davvero stupefacente, Pd e M5s votarono sì»
Nuoro Scontro politico sul “caso Badu ‘e Carros”. «È veramente stupefacente come il sindaco di Nuoro Emiliano Fenu, insieme alla “gran cassa” di Pd, Movimento 5 Stelle e sinistra, agiti oggi lo spettro della paura sul regime di 41 bis, quando le decisioni sono state prese anni fa con loro al Governo» attacca senza mezzi termini Salvatore Deidda, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della IX Commissione Trasporti della Camera. «Quando i provvedimenti furono votati in Parlamento, nessuno di loro osò alzare questo polverone» va avanti Deidda. Che tira dritto e incalza: «Non ho alcuna intenzione di sottrarmi al confronto – sottolinea in qualità di rappresentante della maggioranza al Governo –, ma trovo paradossale che oggi i 5 Stelle, guidati dal sindaco Fenu, si intestino una battaglia contro la sezione di Badu ’e Carros e il potenziamento di Uta, dimenticando che quest’ultima è stata istituita nel 2020 con un decreto dell’allora ministro Bonafede».
Il parlamentare vicino alla presidente dell’esecutivo Giorgia Meloni ricapitola quanto successo. «All’epoca Fenu era senatore e la sinistra votò a favore, mentre noi di Fratelli d’Italia ci opponemmo a quel provvedimento disastroso» ricorda Salvatore Deidda. «Sono rimasti tutti zitti per anni – insiste –; ora che l’amministrazione penitenziaria ristruttura gli spazi per renderli più sicuri e isolare realmente i detenuti, protestano scaricando le colpe sul Governo Meloni». Il deputato di FdI ricostruisce poi la genesi dell’attuale sistema carcerario sardo: «Il piano carceri dell’epoca previde la costruzione di quattro nuovi istituti a Cagliari, Sassari, Oristano e Tempio per sostituire strutture inadeguate». Questo il dato di partenza.
Deidda va avanti: «La capienza sarda – dice – è superiore al numero di detenuti locali per una ragione precisa: permettere il rientro delle migliaia di agenti della polizia penitenziaria sardi in servizio nel continente, garantendo il principio della territorialità del personale» spiega ancora il deputato barbaricino. In merito alla questione sicurezza (infiltrazioni e tessuto sociale a rischio), Deidda chiarisce: «I detenuti in regime di 41 bis sono sottoposti a controlli rigorosissimi e hanno possibilità di contatto con l’esterno pressoché nulle. Inoltre, vengono trasferiti periodicamente proprio per evitare che familiari o sodali si stabiliscano stabilmente nelle città ospitanti. La sezione di Cagliari Uta era destinata al 41 bis sin dalla sua origine, sollecitata da tutti i Governi degli ultimi 15 anni e rimasta chiusa solo per problemi edilizi». Lavori di ristrutturazione, insomma. «La verità – conclude il parlamentare di FdI Salvatore Deidda – è che la legge che destina i mafiosi alle isole è stata votata all’unanimità dal Parlamento, compresi i parlamentari sardi di allora. Oggi Partito democratico e Movimento 5 Stelle cercano di riscrivere la storia, ma i fatti dicono che questo Governo sta solo mettendo in sicurezza e isolando ciò che loro stessi hanno pianificato e votato». Lo scontro, ormai è chiaro, è aperto: la polemica va avanti.
