Telecamere in bagno per spiare i clienti: barista a giudizio
Secondo l’accusa l’uomo aveva installato un sistema di videosorveglianza nascosto all’interno della toilette
Bolotana Quello che doveva essere un luogo di lavoro e di ristoro, a Bolotana, si sarebbe trasformato per mesi in un set abusivo per le pruriginose curiosità del titolare. È iniziato ieri, davanti alla giudice monocratica Paola Bussu, il processo a carico di un barista di 36 anni, Omar Cossu, accusato di aver installato sistemi di videosorveglianza occulti nel bagno del proprio locale per spiare l’intimità di chiunque vi entrasse. Il caso esplose quando una giovane dipendente fece una scoperta sconcertante: all’interno del bagno era stato posizionato un telefono cellulare, sapientemente occultato, con la telecamera accesa e l’obiettivo puntato direttamente verso i sanitari. Sopraffatta dall'imbarazzo e dal timore, la ragazza inizialmente non ebbe la forza di reagire sul posto. Una volta a casa, però, il racconto al fratello fece scattare la scintilla della giustizia. Fu proprio lui, come confermato ieri in aula, a recarsi dal titolare per pretendere spiegazioni, prima che la vicenda finisse nelle mani degli inquirenti. L’udienza, sostenuta dall'accusa rappresentata dal pm Daniela Muntoni, è entrata nel vivo con le deposizioni di tre testi chiave. Oltre alla ragazza e al fratello, è stata ascoltata un’altra ex dipendente. La donna ha confermato di aver notato nel bagno destinato ai clienti non solo un cellulare posizionato sotto il water, ma anche un computer portatile appoggiato nella stessa stanza.
L’elemento tecnico emerso durante le indagini aggiunge un ulteriore profilo di gravità: i dispositivi avrebbero utilizzato “Secret”, un’applicazione che all’epoca dei fatti permetteva la condivisione anonima di contenuti all’interno di cerchie di amici o pubblicamente. Il sospetto è che quelle immagini non fossero solo per uso privato, ma destinate a una rete di visualizzazione invisibile. L’imputato, difeso dall'avvocato Gianfranco Siuni (sostituito ieri in aula dalla collega Claudia Piroddu), deve rispondere di pesanti accuse legate alla violazione della privacy e alle riprese indebite di spazi di vita privata. La strategia difensiva punterà probabilmente a smontare le accuse, sostenendo l’estraneità dell’imputato a quelle immagini intime rubate.
Il processo è solo alle battute iniziali. La giudice Bussu ha aggiornato l'udienza al prossimo 26 febbraio. (m.c.)
