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Il caso

Reti inefficienti e costi energetici, l’acqua in Baronia è un rebus

di Sergio Secci
Reti inefficienti e costi energetici, l’acqua in Baronia è un rebus

Torpè, il problema idrico resta irrisolto. Ma spuntano una serie di proposte sul tavolo del confronto

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Torpè Mentre si attende la fine dei lavori per innalzare il livello della diga Maccheronis e il posizionamento della nuova paratia, nella sala consiliare del Comune si è discusso sulla realizzazione di un nuovo invaso nella zona di Abbaluchente. Per sensibilizzare politici e residenti sulle positive finalità del nuovo invaso, è sorto il libero comitato Abbaluchente presieduto da Giorgio Fresu che ha organizzato l’incontro di sabato scorso che ha visto una scarsa partecipazione popolare, nonostante la gravità della situazione sia sotto gli occhi di tutti. Secondo i promotori infatti l’attuale invaso pur con la previsione di portarlo a circa 30 milioni di metri cubi, sarebbe insufficiente per le necessità di un territorio che dalla vocazione agricola negli ultimi cinquant’anni, ha virato decisamente sulla ricettività. La quantità d’acqua accumulabile considerato anche il grave problema della dispersione causato dalla vetustà delle condotte, non sarebbe sufficiente nemmeno a un fabbisogno biennale e si continuerebbe a vivere nell’incertezza.

«Abbiamo chiesto alla Regione che si esprima sulla fattibilità dell’opera – ha detto il sindaco di Torpè l’unico presente tra primi cittadini della zona e presidente del parco Tepilora Martino Sanna –. Noi attualmente non abbiamo gli strumenti per valutarne la fattibilità». Per il presidente del Consorzio di bonifica Ambrogio Guiso la realizzazione di un nuovo invaso a monte di quello attuale, consentirebbe anche di realizzare una centrale elettrica all’interno del lago e quindi ad impatto zero: «Al momento spendiamo circa un milione e ottocentomila euro di energia elettrica, costi che verrebbero ad ammortizzarsi perché dalla nuova diga l’acqua sarebbe riversata a caduta sino alla costa di San Teodoro senza le attuali pompe di sollevamento. Non ci sarebbe neppure il problema del finanziamento – prosegue – perché, come abbiamo appurato, al ministero delle Infrastrutture ci sono i fondi immediatamente disponibili per questi progetti».

Per Giuseppe Delogu del comitato Abbanostra, il vecchio progetto stoppato nel 2009 dal ministero dell’Ambiente non sarebbe più attuabile in quanto successivamente sono subentrate le prescrizioni dell’Unesco e del Parco. Occorrerebbe invece intervenire sulla distribuzione dell’acqua tutelando gli agricoltori, ma evitando gli sprechi con l’utilizzo dei contatori: «Se le condotte del consorzio perdono il 10% dell’acqua, bisognerebbe anche essere a conoscenza delle perdite che si registrano sulla rete Abbanoa per avere un quadro esatto della situazione». Sul possibile collegamento con la diga del Liscia, Delogu ha detto: «L’unica zona che in Sardegna non ha interconnessioni tra bacini è proprio la Baronia, bisognerebbe chiedersi come mai». Tra i relatori in scaletta, Sebastiano Bussalai dirigente del consorzio di bonifica, Battista Cualbu di Coldiretti, l’ingegnere idraulico Luigi Ghinami, il consigliere provinciale Pierluigi Saiu. Assente invece il consigliere regionale Sebastian Cocco

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