La Nuova Sardegna

Nuoro

Il processo

Omicidio di Orune, la difesa di Pietro Contena chiede l’assoluzione: «Non è stato lui a uccidere Luca Goddi»

Omicidio di Orune, la difesa di Pietro Contena chiede l’assoluzione: «Non è stato lui a uccidere Luca Goddi»

L’arringa dell’avvocato Brodu punta a smontare la ricostruzione del pm che nella precedente udienza aveva chiesto 20 anni

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Nuoro «Chiedo l’assoluzione di Pietro Contena per non aver commesso il fatto»: dopo più di sei ore di arringa, nella stanzetta al quarto piano del Palazzo di giustizia, l’avvocato Basilio Brodu espone al gup Alessandra Ponti le sue richieste finali al processo che vede l’orunese Pietro Contena, a giudizio con l’accusa di aver ucciso con quattro colpi di pistola il suo compaesano Luca Goddi, il 4 agosto del 2023, sul finale dei festeggiamenti per Su Cossolu. Contena, seduto al suo fianco, con gli agenti di polizia penitenziaria intorno, non fiata nemmeno per un secondo, ma per tutta l’udienza ascolta con attenzione.

Nel suo intervento in aula, che si è concluso nel pomeriggio del 4 marzo, il difensore Brodu affronta e punta a smontare, o quantomeno a mettere in dubbio, tutti i capisaldi dell’accusa: la presenza di Contena nel bar davanti al quale si consuma poi il delitto, le intercettazioni, la vera o presunta irreperibilità di Contena dopo l’omicidio, le immagini delle telecamere che ne avrebbero ripreso la fuga dopo i colpi di pistola.

Secondo il difensore, infatti, il foglietto trovato nel bar, con la lista di clienti presenti quel giorno nel locale e che dovevano pagare il classico “giro” di bevande, non prova in alcun modo che Contena fosse presente lì al momento del delitto. Né, ha sostenuto il difensore, le immagini riprese dalle telecamere dopo l’omicidio, avevano inquadrato Contena dentro l’auto di un compaesano, mentre si allontanava in tutta fretta. Quanto al capitolo intercettazioni che per l’accusa avrebbero inchiodato Contena, il difensore  ha sottolineato che si tratta di conversazioni e trascrizioni ricche di errori, imprecisioni o frutto di un ascolto insufficiente.

E un altro passaggio chiave dell’arringa del legale, ieri, ha toccato pure l’aspetto dell’irreperibilità presunta di Contena nella fase dopo il delitto. Contena non si era affatto reso irreperibile, ha sostenuto il difensore, tutt’altro: aveva continuato a fare la vita di sempre, facendo la spola da La Maddalena, dove lavorava da tempo.

Tra una ventina di giorni, il 25 marzo, dopo le eventuali repliche del pubblico ministero, e le controrepliche delle parti, per Contena arriverà la tappa finale, in questa prima fase della vicenda giudiziaria: il gup Ponti si ritirerà in camera di consiglio, e poi leggerà il dispositivo della sentenza. Nella precedente udienza, prima di quella di ieri, invece, il pubblico ministero Ireno Satta, al termine di una requisitoria durata diverse ore, aveva chiesto al giudice di condannare Pietro Contena a 20 anni di carcere, considerato lo sconto di pena previsto dal rito abbreviato, e anche un altro dato tecnico: la mancata contestazione di circostanze aggravanti, e il “solo” omicidio doloso. Alle richieste di condanna da parte della pubblica accusa, nella precedente udienza, al termine dei loro interventi, si erano associati pure gli avvocati Lorenzo Soro, Pasquale Ramazzotti e Nicoletta Mani, che tutelano le parti civili: ovvero i familiari di Luca Goddi. (v.g.)

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