La Nuova Sardegna

Nuoro

Talenti

Le caricature di Pik: «Così faccio sorridere i nuoresi»

di Luciano Piras

	Pik, alias Raffaele Pichereddu, in una foto e in un'autocaricatura
Pik, alias Raffaele Pichereddu, in una foto e in un'autocaricatura

Raffaele Pichereddu dà nuova vita ai personaggi cittadini. «Il mondo è come un condominio»

4 MINUTI DI LETTURA





Nuoro «Ebbene sì: lo faccio ovunque, in tutti i modi e in tutte le posizioni». Folle e stravagante, irriverente e bizzarro, ma sempre con un cuore grande così. Raffaele Pichereddu, Pik, semplicemente Pik, ama ridere e sorridere. “Befulanu”, dicono a Nuoro per dire che è un burlone nato. Autoironico, soprattutto: quando prende di mira se stesso, sembra che parli di un grafico illustratore kamasutra qualunque, pronto a disegnare ovunque, con qualsiasi tecnica e in qualsiasi modo, anche a testa in giù, se necessario. «Faccio soltanto satira – sottolinea –, se poi riesco a strappare una risata, anche un piccolo sorriso, beh... allora posso dirmi soddisfatto. Ecco: mi sento più un cabarettista» sogghigna. Bocciato a chiare lettere il body shaming, vade retro, come pure è bocciato il bullismo, è da qualche tempo che Pik sta passando in rassegna i nuoresi. «Mi nutro di storie, delle storie della mia gente» va avanti.

Medaglioni Matite colorate, biro, acquerelli o tavoletta grafica poco importa: importa la carrellata di medaglioni, la comunità di ieri e di oggi che emerge con i tratti decisi tipici delle caricature. «C’è una umanità incredibile» assicura questo geniaccio dell’arte. Classe 1969, sardo di Nuoro, figlio di tzia Francesca Gusai lollobesa e de su biadu de tziu Luisi mastru de pannu, Pik è sceso in campo ora per ridare nome e cognome a chi magari viene ricordato soltanto per soprannome. Ogni persona che finisce nelle grinfie pichereddiane ritrova così la propria dignità, la propria essenza, la propria vita. Senza giudizi e senza graduatorie di sorta: tutti “a livella”, come diceva Totò buonanima. I nuoresi sanno e capiscono. Il mendicante scalzo o l’attacchino, il prete o il meccanico, c’è un gigante alto due metri, un tizio che imbottiva e vendeva panini... buonissimi: c’è Diego, c’è la signora Giuseppina. C’è Nicola, e con lui Graziano, il signor Giuseppe, zio Giuliano, il signor Pier Giuseppe, Anzeleddu, Alberto, professor Pisanu, zio Gonario, signor Clemente, Mimmo, Totoni…

L’universo C’è il mondo, insomma, nelle tavole di Pik. Quarto di cinque fratelli e sorelle, abituato a vedere e vivere «il mondo dentro un condominio» racconta, lasciandosi andare ai ricordi di quand’era ragazzino e con la sua famiglia abitava alle popolari di via Campania, rione Istiritta. «Che bello!» sentenzia con gli occhi carichi di luce. «Le comiche» si spancia mostrando i denti bianchissimi. «È proprio così: in quel condominio c’era il mondo intero – va avanti –. Noi eravamo gli italiani, italiani del sud s’intende – ride –. Sotto casa mia abitava un signore, un carlofortino, che indossava il colbacco e aveva le pareti del suo appartamento tappezzate stile sovietico: lui era la Russia. C’erano anche gli States, sì c’era anche l’America: una famigliola con le biciclette, ognuno di loro, figli compresi, aveva una bicicletta tutta per se».

Il grillo Ha il guizzo della fiamma viva, la parlantina di un grillo, Pik. Una carica di talento esplosa sin dai tempi dell’Istituto d’arte, in città. Elementari al “Calamida”, prima, medie alla “Numero 1” poi. «Quando sono arrivato alle superiori, l’Istituto d’arte “Ciusa Romagna” era allora nel palazzo Puddu, ho avuto la fortuna di avere insegnanti come Pietro Costa, lui era docente di disegno dal vivo, e come Angelo Caria, lui invece era insegnante di Italiano». «Sì, Angelo Caria, l’ideologo indipendentista... non ci ha mai forzati a pensarla come lui – giura Pik –. Caria era uno illuminato: amava il giornale “Il Vernacoliere” e ci ha fatto divertire un sacco, ci ha pure stimolato a sperimentare con le prime riviste scolastiche, C’Arte (Cale arte per metterla da parte), e Mascamente, e poi con il giornale cittadino Su Raju. Un mito». Così sono nate le primissime caricature. «Ho iniziato a disegnare loghi quando i loghi ancora non esistevano» burla ancora. «Ho iniziato a fare qualche vetrina di negozi» dice. «Qualche soldino mi serviva, eccome se mi serviva» ripete lui che ha sempre avuto un debole per le moto. Mingherlino allora, quasi fragilino ma pur sempre peperino, palestrato ora che lavora all’Isre, l’Istituto superiore regionale etnografico, dal 2002.

La sorella Un battitore libero, «odio le censure» ripete il grafico illustratore. «Ho iniziato cercando di ricopiare mia sorella Maria Grazia – confessa Pik –. Non l’ho mai detto prima, ma il vero talento in casa era lei. Disegnava i personaggi della Disney in una maniera incredibile. Lei ora è in pensione: ha insegnato Inglese in un liceo a Sassari, io invece... ». Lui invece osserva e disegna. Fa della vita un bellissimo fumetto da vivere. Ridà vita a chi la vita l’ha vista passare. E riesce persino a sferrare pedate ai potenti di turno che stanno bruciando il mondo come se il mondo intero fosse un condominio da radere al suolo.

Primo Piano
Il dramma

Comunità sotto choc, muore bimbo di 4 mesi: oggi era previsto il battesimo

Le nostre iniziative