Cinque vignaiuoli e un cuoco insieme, Mamoiada fa squadra a Foddiheddu
«Così recuperiamo 1.500 ceppi e rilanciamo la sfida del nostro territorio»
Inviato a Mamoiada Mamoiada, semplicemente Mamoiada. Un nome, una garanzia. Un territorio, una squadra. Spontanea, improvvisata magari, senza alcun brand, solidale piuttosto e genuina come genuini sono i prodotti di questa terra baciata dal sole. Un’allegra combriccola di giovani sempre pronti a incontrarsi, a lavorare sodo e a divertirsi. “Tutti per uno, uno per tutti”, come una famiglia, come i moschettieri del celebre romanzo di Alexandre Dumas. «Sì, l’unione fa la forza» sorride e conferma Pasquale Bonamici, mamoiadino classe 1983. Professione: vinzaresu , vignaiuolo nelle campagne di Oprecada, a 734 metri di altitudine. «Non produco vino naturale – dice –, vino artigianale, o vino associato o chissà quale vino con altri aggettivi, bollini o etichette. Produco vino – sottolinea con orgoglio –, o, se si vuole, vino di Mamoiada». Mamoiada, semplicemente Mamoiada.
È lo stesso spirito che ora ha messo insieme sei sodali di vecchia data, cinque produttori appassionati di rossi e bianchi e un cuoco noto e navigato. Insieme hanno deciso di unire le forze per prendere le redini di un antico vigneto abbandonato da tempo e ridargli così nuova vita.
Una piccola enclave nel regno dei vini. Millecinquecento ceppi appena, sulla collina di Foddiheddu, versante nord del paese. Terreno granitico, sabbione, ventilato tutto il giorno e soleggiato ancora di più. Con Pasquale Bonamici, ci sono anche Pino Cadinu, Marco Canneddu, Luca Gungui e Mattia Muggittu, tutti viticoltori professionisti, ognuno con la propria cantina da mandare avanti, e Mauro Ladu, ristoratore.
Classe 1984, quest’ultimo, già vincitore del programma televisivo “4 Ristoranti” con la sua Osteria Abbamele. Sposato con Sara Tavolacci, una figlia, Vittoria, Ladu vanta un diploma preso nella Scuola alberghiera di Tortolì e una lunga esperienza come chef in Costa Smeralda, ad Alghero, in Russia e nella cucina.Eat a Cagliari. Suo lo slogan «la tradizione è la conservazione del fuoco e non l'adorazione delle ceneri». È lui, Mauro Ladu, che mentre i colleghi potavano a secco e raccoglievano i tralci a Foddiheddu ha improvvisato un pranzo succulento a base di uova ed erbette spontanee, asparagi, cipollina, finocchietto selvatico, erva salìa , appara. Così è nata l’idea di mettere insieme vini e cucina, sullo stesso tavolo imbandito all’aria aperta, in campagna, a Mamoiada.
Da cosa, poi, nasce cosa. Foddiheddu è un banco di prova. Un’esperienza. Le uve, il vino e perché no? turismo attivo, sensoriale. Qui potrebbero trovare il paradiso tutti quei viaggiatori e curiosi che cercano vita vera. Chissà! I cinque vignaiuoli e il cuoco mamoiadini ci credono. «Ognuno di noi porta la propria storia – dicono in coro –, ognuno di noi ci mette la faccia». Il battesimo ufficiale è in programma per il 6 giugno quando i moschettieri barbaricini terranno una serata nell’Osteria Abbamela: Mauro Ladu cucinerà e abbinerà i piatti ai vini dei cinque colleghi di squadra. Una sfida comunitaria. Genuina, un po’ all’antica, senza formule preconcette né marketing strategico o focus di genere. La filosofia di base resta sempre una, una e soltanto una: «Il vino e la vigna insegnano la pazienza e la speranza: virtù rare di questi tempi» spiega Luca Gungui, anche lui classe 1984, dal 2015 al lavoro a tempo pieno tra le vigne di Sas de Melas, Badu’ Orane, Pulenaria e Sa Ontana de sa Perda. Laurea specialistica in Amministrazione, governo e sviluppo locale, esperienze professionali in ambito di contrattualistica pubblica al Comune di Milano e alla presidenza della Regione Sardegna, Gungui ha scelto di tornare, tornare a Mamoiada. Semplicemente Mamoiada.
Marco Canneddu, invece, classe 1993, ha una laurea in Enologia conseguita a Oristano. Maniche rimboccate, ha fatto della vigna la sua professione. Custode di un territorio «con l’obbiettivo di produrre dei vini veri, sani e di carattere – assicura – che possano trasmettere a chi li degusta, tutte le sfaccettature del luogo in cui nascono: Mamoiada». Semplicemente Mamoiada. «Anche se la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra», interviene il più giovane del gruppo, Mattia Muggittu. Nato nel 2000, diploma in Ragioneria, ha ereditato la passione per la viticoltura dai nonni e bisnonni materni: «Possedevano diversi ettari di vigneti – racconta fiero – ed erano già all’avanguardia con tante tecnologie enologiche, che ai loro tempi erano ancora dei tabù».
La risposta delle risposte arriva da Pino Cadinu, lui è del 1985 e ha una figlia di 13 anni. «Terza media con successo» ride mostrando il suo curriculum vitae. «Vignaioli perché?» ripete la domanda. Semplice: «Perché il vino buono si fa in vigna». Ecco: Foddiheddu vuole essere questo. Vigna, vino, amici e perché no? turismo sensoriale ed esperenziale. «Sì, perché no?» conferma Pasquale Bonamici, davanti alla moglie Mariangela Carta e alla loro figlia Benedetta. Un passato nella ristorazione in giro per l’Italia, ma da sempre impegnato comunque tra i filari di famiglia. Poi anche lui ha fatto la scelta definitiva: il ritorno alla terra, il ritorno a Mamoiada. Semplicemente Mamoiada.
